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Senza lavoro e senza soldi, il flop della produzione nell'area industriale di Butera: gli operai, "dov'è la magistratura?"

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Gela. Credevano di aver trovato la stabilità occupazionale, in un periodo molto difficile. Invece, da oltre un anno, cercano solo di ottenere i soldi che non sono riusciti ancora ad avere dopo

aver prestato la propria attività per conto di due cooperative che, sulla carta, avrebbero dovuto far rivivere la filiera della trasformazione agroalimentare nell’area industriale di Butera.

Tanti operai coinvolti. Tanti operai, gelesi e buteresi, si trovano in un limbo, adesso fatto di legali e carte bollate. Negli scorsi mesi, controlli della guardia di finanza hanno fatto emergere decine di presunti casi di lavoro nero. Uno dei capannoni è stato sequestrato dopo le verifiche dei tecnici dell’Asp e di quelli dell’ex Provincia di Caltanissetta. Un altro capannone, inoltre, è finito all’asta per circa quattro milioni di euro. I soldi dovuti ai lavoratori, però, non si vedono ancora. Proprio gli operai adesso chiedono interventi decisi. “Dov’è la politica? Dove sono i sindacati e la magistratura?”, così si legge in una lettera aperta. Peraltro, stando agli stessi operai, gli imprenditori di un gruppo catanese, interessati ad investire, hanno dovuto fare marcia indietro dopo aver verificato lo stato dei capannoni e soprattutto l’assenza di macchinari che erano stati acquistati con fondi europei. Gli stessi lavoratori, a questo punto, chiedono di fare chiarezza intorno a questa “scomparsa” e di essere presi in considerazione qualora arrivassero gruppi aziendali intenzionati a rilanciare la produzione.

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