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Quando denunciare era considerato un atto eversivo, ricordata la Gela degli anni bui

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Gela. “Quando la prima sera mi sono trovato con la macchina polizia davanti casa mi chiesi se avevo fatto bene a denunciare il pizzo.

Mio figlio aveva 16  anni, mi guardò e disse: papà mi sarei vergognato se tu avessi fatto il contrario”. Si commuove Salvatore Moncada, imprenditore agrigentino che insieme al colonnello Mario Mettifogo ed all’ex commerciante Nino Miceli sono da oggi cittadini onorari di Gela.

Durante la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria a tre personaggi simbolo della lotta alla illegalità Gela è sembrata tornare indietro nei ricordi di quasi 30 anni. Mario Mettifogo era allora un giovane tenente. “Sono stati anni difficilmente ripetibili – dice il colonnello che andrà presto alla legione carabinieri Liguria di Genova – Non c’era voglia di parlare, di collaborare e gli estremi di collusione evidente, tanto che venne poi sciolto anche il Consiglio comunale. Anni importanti, personalmente e professionalmente. Cosa ho imparato del dialetto gelese? “Cabbanna e drabbanna…”.

Nino Miceli è testimone di giustizia. Ha cambiato identità. La sua concessionaria Lancia era nel mirino del racket. “Quella denuncia era considerata atto eversivo. A Gela c’erano allora anche politici collusi con la mafia che portarono allo scioglimento. Qui i commercianti per il quieto vivere pagavano. Quell’andare via non fu una fuga. Rimasi a Gela dopo la denuncia ma veniamo isolati. Eravamo invisibili. In concessionaria non entrava più nessuno. Andare via  fu una presa d’atto. L’uccisione di Giordano fu un atto di viltà che qualifica i mafiosi parte. Noi gelesi dobbiamo amare i nostri luoghi”.

Salvatore Moncada, noto imprenditore nel settore delle energie rinnovabili, fece arrestare i suoi estortori che pretendevano il pizzo sui lavori di illuminazione della Gela-Manfria. Era il 1996.

“Mi chiesero il pizzo anche a Cagliari – racconta – ma denunciare per me era normale. Non ho mai accettato imposizioni a tutti i livelli. Sono uscito da confindustria quando mi sono accorto che volevano sfruttarmi come icona dell’antimafia. Era solo uno status symbol. Denunciare è l’unica cosa da fare. Sempre”.

Ai tre nuovi cittadini sono state consegnate una targa ricordo ed una pergamena da parte del sindaco Domenico Messinese e del presidente del Consiglio Alessandra Ascia. Presenti alla cerimonia i vertici del comando dei carabinieri provinciale e territoriale, polizia, guardia di finanza, vigili urbani, il presidente del tribunale Paolo Fiore, rappresentanti della Prefettura.  Solo un terzo dei consiglieri presenti (una decina, quasi tutti di centro destra) e tutti gli assessori.

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