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Il blitz "Malleus", l'asse della droga Gela-Catania: "Durante le perquisizioni scoprimmo taccuini con nomi e cifre"

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Gela. I viaggi a Catania per rifornirsi di droga e lo spaccio in città che sarebbe stato alimentato da diverse mini centrali, scoperte dagli investigatori.

I rapporti con i catanesi. A tracciare il quadro del mercato locale degli stupefacenti che sarebbe stato controllato da presunti esponenti del gruppo Rinzivillo sono stati gli agenti della mobile di Caltanissetta e del commissariato di via Zucchetto, sentiti in aula nel corso del dibattimento scaturito dal blitz “Malleus”. A processo, ci sono Massimo e Giacomo Gerbino, Salvatore Di Nicola, Vincenzo Florio, Valerio Longo, Giuseppe Lumia, Salvatore e Roberto Cosentino, Baldassarre Nicosia, Domenico Trespoli, Giuseppe Mangiameli, Davide Pardo, Giuseppe Schembri e Gaetano Smecca. “Abbiamo monitorato i rapporti tra i fratelli Florio e Baldassarre Nicosia – ha detto uno dei poliziotti della mobile – proprio Nicosia, più volte, si è recato a Catania. Abbiamo monitorato uno degli incontri. Al ritorno, la sua auto è stata fermata per un controllo e c’era sostanza stupefacente. Un incontro era stato fissato anche in città, nella zona di Settefarine. Non ho assistito ma mentre i Florio lasciavano Gela, sono stati fermati e in auto c’erano un taccuino con nomi e cifre e circa cinquecento euro”. Il difensore di Nicosia, l’avvocato Cristina Alfieri, ha però sottolineato come i viaggi a Catania venissero effettuati dal suo assistito soprattutto per l’acquisto di merce da destinare all’attività commerciale di famiglia.

Il garage per lo spaccio. I poliziotti scoprirono un garage a Baracche, nella disponibilità di Giuseppe Schembri e Massimo Gerbino, che sarebbe servito come punto logistico per nascondere droga e spacciarla. Tra i punti di riferimento del gruppo, in base a quanto emerso dalle indagini, ci sarebbe stata l’abitazione di Antonio Radicia, a sua volta arrestato nel blitz “Malleus” e attualmente a processo davanti al gup del tribunale di Caltanissetta, in un altro troncone del procedimento. “Nonostante fosse agli arresti domiciliari – hanno detto i testimoni – riceveva comunque molte persone, anche catanesi che arrivavano in città. Durante una perquisizione, ritrovammo un taccuino che riportava cifre e nomi”. Non è ancora stata depositata, invece, la perizia sulle intercettazioni richiesta dai magistrati della Dda di Caltanissetta che sostengono l’accusa a processo. Davanti al collegio penale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore, a latere Silvia Passanisi e Marica Marino, altri testimoni verranno sentiti nel corso delle prossime udienze. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Carmelo Tuccio, Flavio Sinatra, Salvo Macrì, Raffaella Nastasi, Giovanni Lomonaco, Giuseppe Ferrara, Cristina Alfieri, Giuseppe Russo, Mariella Giordano e Maria Teresa Cultrera.

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