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A pochi mesi dal sequestro chiude la rosticceria "Speedy Pizza", il titolare: "Non c'è una sentenza ma ho già perso tutto"

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Gela. Il sequestro venne messo a segno a fine dello scorso anno.


Il sequestro dell'attività. Tra i beni finiti sotto chiave, dopo una lunga indagine condotta dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, c’era anche la rosticceria “Speedy Pizza” di via Venezia. A distanza di pochi mesi, l’attività è chiusa e i beni, comprese le strutture interne, verranno messi in vendita. Mentre è in corso un procedimento davanti ai giudici del tribunale delle misure di prevenzione di Caltanissetta, che coinvolge anche il titolare dell’attività commerciale, la rosticceria è stata gestita da un amministratore giudiziario nominato dai magistrati nisseni. Per gli investigatori, l'attività sarebbe servita a finanziare Nicola Liardo, ritenuto vicino al gruppo mafioso degli Emmanuello. I carabinieri del reparto territoriale e i finanzieri sequestrarono beni per circa un milione di euro. “La mia famiglia – dice il titolare dell’attività Giuseppe Truculento – ha fatto tanti sacrifici per portare avanti la rosticceria. Era un’attività a conduzione familiare che riusciva a garantirci un buon guadagno e, adesso, tutto verrà messo in vendita. Perché sta accadendo? Il procedimento che riguarda anche me è ancora in corso. Non è stata pronunciata una sentenza definitiva, ma la nostra rosticceria già non esiste più”.

"Il procedimento è in corso". Subito dopo il sequestro, come previsto dalla nuova normativa in materia, la famiglia di Giuseppe Truculento è stata esclusa dalla gestione del locale e l’amministratore giudiziario ha optato per l’avvio di una nuova fase, assumendo altro personale. Nonostante la ripresa dell’attività, adesso la rosticceria chiude e tutto verrà messo in vendita. “C’è un procedimento in corso – dice proprio l’amministratore giudizio Angelo Cammalleri – non ho altri commenti da rilasciare”. Giuseppe Truculento e la moglie, titolari della società che controllava la rosticceria, hanno già presentato due denunce ai magistrati della procura. “Perché durante la fase di amministrazione giudiziaria – continua Truculento – c’è stato questo rapido decadimento di tutta la nostra attività? Spero che, anche dopo il procedimento che ci riguarda, qualcuno faccia chiarezza. Io, mia moglie e i miei figli abbiamo già perso quello per cui avevamo lavorato e fatto tanti sacrifici”.   

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