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La cocaina comprata a Librino e i soldi chiesti al titolare di un autolavaggio, Liardo gestiva tutto dal carcere

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Gela. Estorsioni, ma soprattutto droga, tanta droga.


I viaggi a Librino. Il presunto giro d’affari gestito dal carcere e controllato dal quarantatreenne Nicola Liardo avrebbe avuto come asse portante proprio lo spaccio di stupefacenti. La droga, soprattutto cocaina, veniva acquistata tra le strade di Librino e poi piazzata in città. I viaggi per rifornirsi erano periodici. La droga la compravano dopo il via libera di Liardo, che aveva come referente per le piazze di spaccio catanesi il trentanovenne Salvatore Crisafulli. In una settimana, si potevano intascare fino a mille euro. A Catania, andavano soprattutto il ventenne Giuseppe Liardo, figlio di Nicola, e il compagno della figlia, il ventisettenne Salvatore Raniolo. I carabinieri li hanno seguiti per oltre un anno, ricostruendo decine di trasferte nel capoluogo etneo, tutto materiale finito nell’ordinanza firmata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta e dai carabinieri del comando provinciale, che hanno dato vita all’inchiesta “Donne d’onore”. Droga che veniva poi rivenduta a giovani, ma anche ad insospettabili. I carabinieri hanno ricostruito quanto accadeva durante i viaggi per la droga, addirittura uno dei corrieri di “famiglia”, almeno in un’occasione, avrebbe assunto cocaina, utilizzando la fornitura appena effettuata a Librino. Gli ordini dal carcere, in base a quanto accertato dagli investigatori, non sarebbero arrivati attraverso pizzini. L’occasione propizia erano i colloqui settimanali che i familiari di Liardo non mancavano mai di effettuare. Anche quelli sarebbero stati intercettati dai carabinieri che, intanto, si erano già concentrati sulle mosse della moglie di Liardo e della compagna di Crisafulli, la quarantenne Monia Greco e la quarantaquattrenne Maria Teresa Chiaramonte, entrambe ai domiciliari.

Le presunte estorsioni imposte in città. I soldi arrivavano anche dalle richieste di denaro, avallate proprio da Liardo. Almeno due le attività economiche prese di mira. Gli emissari del presunto capo avrebbero chiesto la messa a posto sia al titolare di un autolavaggio sia a quello di un magazzino d’ortofrutta. Non richieste plateali, ma solo il necessario per la famiglia. Tutti passaggi investigativi finiti all’attenzione dei carabinieri che, in città, sono stati coordinati dal colonnello Antonio De Rosa, dal capitano Francesco Ferrante, adesso chiamato a guidare la stazione di Modica, e dal tenente Matteo Calcagnile. Nei prossimi giorni, tutti gli indagati verranno sentiti dai giudici.

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