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L'omicidio di Matteo Mendola, trovata la pistola utilizzata per finirlo: Giuseppe Cauchi rimane in carcere

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Gela. E’ stata ritrovata la pistola utilizzata, lo scorso aprile, per finire

il trentatreenne Matteo Mendola, gelese da anni residente a Busto Arsizio insieme alla famiglia.


Trovata la pistola. Il suo cadavere venne scoperto da un passante, tra i boschi di Pombia, in provincia di Novara. Il giovane sarebbe stato prima colpito alla testa con una vecchia batteria d’auto e poi finito, appunto, a colpi di pistola. L’arma è stata ripescata in un canale della zona. Gli investigatori hanno seguito le indicazioni già fornite da Antonio Lembo, che ha ammesso di aver ucciso Mendola, agendo insieme ad un complice, Antonio Mancino. Proprio Lembo, a sua volta residente a Busto Arsizio in provincia di Varese, ha più volte confermato di aver agito su ordine dell’imprenditore gelese Giuseppe Cauchi. Sarebbe stato il cinquantaduenne a commissionare l’omicidio, probabilmente per risolvere una controversia sorta nei rapporti con Mendola.

Cauchi rimane in carcere. Per i pm novaresi, l’omicidio sarebbe maturato nella sfera della criminalità del varesotto, all’interno della folta comunità gelese che vive da decenni in quella zona. Anche Cauchi, arrestato a settembre, è attualmente detenuto, ma ha sempre negato di aver ordinato l’omicidio. I giudici del tribunale del riesame hanno appena respinto il ricorso presentato dal suo difensore, confermando la misura cautelare decisa dai magistrati che stanno indagando sui fatti. Le dichiarazioni rese da Lembo sono state acquisite in fase di incidente probatorio. Le indagini, a questo punto, potrebbero essere chiuse entro le prossime settimane.

Foto (Novaraoggi.it)

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