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Ammanettato dai carabinieri a Macchitella, scontro tra accusa e difesa dopo l'arresto di Romano

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Gela. Botta e risposta, in aula, su quanto accaduto, lo scorso agosto, a Macchitella.


Il fermo a Macchitella. A processo, davanti al giudice Tiziana Landoni, c’è il quarantunenne Rockardo Romano, attualmente sottoposto a misura cautelare. E’ accusato di resistenza a pubblico ufficiale e di lesioni, che avrebbe causato ai carabinieri che lo stavano bloccando. Le versioni fornite nel corso del dibattimento, però, sono del tutto contrastanti. A testimoniare, è stato chiamato uno dei militari presenti quella notte. Ha confermato che Romano, arrivato dopo il fermo del figlio, avrebbe iniziato ad inveire contro i militari. Al culmine della tensione, l’avrebbero poi ammanettato.

“Il signor Romano – ha spiegato il carabiniere – continuava a fare resistenza e ci colpiva ai polsi”. Ricostruzione del tutto esclusa proprio dall’imputato e messa in dubbio dal difensore, l’avvocato Carmelo Tuccio. “Ero andato a Macchitella perché mio figlio era stato fermato e c’era bisogno della mia presenza – ha detto l’imputato – tutto è iniziato perché i carabinieri mi dissero che la mia carta d’identità era danneggiata e non andava bene. Non ho offeso nessuno e, improvvisamente, mi hanno bloccato. Chiedevo perché lo facessero e poi mi hanno ammanettato. Io soffro di una patologia che in quella situazione non mi consentiva neanche di respirare. C’è un video. Ci sono testimoni, compresi i miei figli”. Il botta e risposta, davanti al giudice, è proseguito anche tra il pm e il legale di difesa, che ha cercato di ricostruire quei lunghi minuti. Nuovi testimoni verranno sentiti alla prossima udienza.

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