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Da Raffineria a Syndial, diversi impianti della fabbrica verso il cambio di gestione: i sindacati chiedono ancora certezze sull'upstream

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Gela. Da Raffineria a Syndial.


Il passaggio da Raffineria a Syndial. E’ partito il confronto tra i vertici locali della multinazionale e i sindacati dei chimici per il passaggio di almeno quarantotto lavoratori che dovrebbero transitare proprio da Raffineria di Gela al gruppo Syndial, società comunque della sfera Eni. Un trasferimento legato al passaggio nella gestione del gruppo di impianti del sistema Treco-Taf. Sistemi che i manager di raffineria intendono dare in affidamento proprio a Syndial. Nelle scorse ore, si è tenuto un vertice tra i manager Eni e i chimici di Filctem, Femca e Uiltec. “Raffineria intende assegnare la gestione di impianti come il trattamento acque di falda e il depuratore biologico – dice Maurizio Castania della Uiltec – direttamente a Syndial. Per questa ragione, stiamo verificando le condizioni del passaggio dei lavoratori che dovranno cambiare società”. I segretari provinciali dei chimici, però, non hanno ancora avuto riscontri dal ministero dello sviluppo economico, in attesa di una convocazione che dovrebbe servire a disegnare un chiaro cronoprogramma degli interventi sia in raffineria, nella fase di riconversione, che nella sfera dell’upstream, quindi i progetti legati all’estrazione, anche in mare.

I ritardi sull'upstream. La preoccupazione principale dei segretari Gaetano Catania, Francesco Emiliani e Maurizio Castania riguarda soprattutto il settore upstream. Dopo la rinuncia alla piattaforma Prezioso K, Eni ha virato verso la realizzazione di una base a terra per la lavorazione. “Siamo ancora in una fase di ingegnerizzazione – conclude Castania – e vogliamo capire quali sono le intenzioni dell’azienda, ma soprattutto i tempi autorizzativi. A breve, contatteremo nuovamente le segreterie nazionali, di modo da chiedere una convocazione ufficiale al ministero”. Il grosso dell’investimento economico indicato nel protocollo d’intesa di tre anni fa si concentra proprio sull’upstream, mentre i lavori per la raffineria green sono comunque in pieno avvio, garantendo occupazione anche all’indotto dello stabilimento di contrada Piana del Signore, tra i più colpiti dalla riconversione.

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