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Il lavoro nell'indotto Eni c'è ma sindacati e aziende non trovano ancora l'intesa: troppi lavoratori "a tempo"

Economia
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Gela. Un tavolo intorno al quale trattare, in maniera complessiva, la vicenda

dell’indotto Eni, a cominciare da quello della raffineria di contrada Piana del Signore.


L'indotto di raffineria. Con l’avvio dei cantieri per la green refinery, che dovrebbero assicurare un picco nell’occupazione almeno per i prossimi dodici mesi, tornano a galla tante incongruenze, appena denunciate dalla triade dei metalmeccanici di Fiom, Fim e Uilm, ma sollevate anche dalla protesta di una ventina di ex operai dell’indotto di raffineria che, insieme al neo segretario provinciale dell’Ugl metalmeccanici Francesco Cacici, hanno chiesto chiarezza rispetto alla loro esclusione dal giro di assunzioni. La prossima settimana potrebbe essere importante, dato che, probabilmente, le segreterie provinciali di Fiom, Fim e Uilm incontreranno i confindustriali di Sicilindustria e i rappresentanti di Legacoop.

I segretari sindacali Orazio Gauci, Angelo Sardella e Nicola Calabrese, negli scorsi giorni, sono stati piuttosto chiari, non accetteranno più atteggiamenti aziendali volti ad indebolire i diritti di base degli operai dell’indotto. Tra le “grane” più pesanti, c’è sicuramente quella dell’eccessivo uso di contratti a tempo, con le aziende dell’indotto che scelgono di appoggiarsi a società di lavoro interinale, utilizzate proprio per ottenere la “fornitura” di operai che, quindi, non vengono assunti direttamente, ma rimangono legati alle stesse società “fornitrici”. Un meccanismo che fa risparmiare le aziende, adesso assegnatarie dei contratti in raffineria, ma che non assicura alcuna certezza ai lavoratori. Molti di questi, usciti anni addietro dall’indotto di raffineria, ancora oggi non sono riusciti a rientrare, spesso scavalcati da lavoratori esterni, come più volte ribadito dai segretari provinciali di Fiom, Fim e Uilm. In questo modo, sindacati e rappresentanti datoriali cercheranno di fare il punto, di modo da trovare un’intesa che possa portare ad una sorta di “tregua”, almeno durante la fase di maggiore occupazione dell’indotto.

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