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La crisi interna del Pd, Arancio e Orlando incontrano Cirignotta: il capogruppo, "Di Cristina si faccia da parte"

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Gela. I “ribelli” del Pd fanno un passo avanti e, adesso, attendono l’eventuale risposta del segretario cittadino Peppe Di Cristina.

Il vertice a tre. La linea indicata dal capogruppo Vincenzo Cirignotta è chiara: segreteria da azzerare, con in testa lo stesso Di Cristina, e primarie per la scelta dei candidati in vista delle prossime scadenze elettorali. Un vertice a tre, nelle scorse ore, ha visto lo stesso Cirignotta, in rappresentanza degli altri consiglieri dissidenti del Pd Romina Morselli e Salvatore Gallo, confrontarsi con il deputato regionale Giuseppe Arancio e con il vice capogruppo Carmelo Orlando. Sia Arancio che lo stesso Orlando si sono presentati all’incontro non solo per cercare di ricucire lo strappo ma anche per passare la successiva ambasciata politica direttamente al segretario Peppe Di Cristina. “Il nostro non è un ragionamento che riguarda interessi singoli – spiega Cirignotta dopo il vertice – abbiamo avanzato richieste politiche. Ad un anno dall’elezione di Peppe Di Cristina, che abbiamo sostenuto, non è cambiato nulla nel Pd. Il segretario non capisce che i cittadini sono sempre più lontani dal nostro partito che ha un fardello pesante sulle spalle, dovuto anche alla vicenda Eni. Per questo motivo, bisogna ripartire. E’ necessaria una nuova segreteria, che non preveda la presenza di chi attualmente ne fa parte o di quegli esponenti che fanno parte della direzione cittadina. Il primo punto della nuova segreteria deve essere quello delle primarie per la scelta dei candidati, allargando alla coalizione. Non possiamo permetterci di escludere i nostri alleati. Non capisco perché ci sia timore delle primarie. Se gli uscenti, a cominciare dal deputato regionale del nostro partito, hanno lavorato bene, sicuramente verranno ancora scelti”.

"Ci sono tante anime nel partito". La prospettiva dei “ribelli”, quindi, va verso il rafforzamento dell’alleanza di centrosinistra, senza escludere nessun’anima politica. “Di Cristina si fa forte della sua lunga militanza in quei partiti che hanno preceduto il Pd – conclude Cirignotta – non capisce, però, che il Pd di Renzi non è solo il partito di chi si è formato nella tradizione comunista. Ci sono tante anime, comprese quelle dell’area centrista e democristiana, che vanno rispettate. Molti bersaniani, solo per fare un esempio, hanno scelto di lasciare il partito, affacciandosi in nuove esperienze come Democratici e Progressisti. Probabilmente, hanno compiuto una scelta di coerenza politica. Purtroppo, se ci si affida sempre agli stessi nomi, la sconfitta del Pd a livello cittadino rischia di protrarsi ancora per tanti anni”. A questo punto, non è da escludere che Peppe Di Cristina possa decidere di convocare una riunione della direzione cittadina, di modo da intervenire in prima persona in una querelle che rischia di polverizzare nuovamente il Pd locale.

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