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Messinese "solo" al comando, in aula manca il numero legale: niente sì al piano delle alienazioni

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Gela. Il sindaco Domenico Messinese, dopo l’azzeramento piuttosto parziale

della sua giunta, sta cercando di evitare che il solco tra lui e il consiglio comunale si faccia troppo profondo.
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Al momento, però, i tentativi non danno sempre l’esito sperato. Dopo le bordate politiche che in aula, solo lunedì, sono arrivate sul richiamato Fabrizio Morello, giunto in consiglio senza alcuna delega, Messinese deve incassare un primo stop, probabilmente solo “strategico”, al piano delle alienazioni. Cifre che non combaciano e la gestione di alcuni immobili che non convince. Così, in aula, è stata direttamente il presidente della commissione comunale bilancio Angela Di Modica a chiedere al sindaco il ritiro dell’atto. Un’ipotesi, però, scartata da Messinese. Le perplessità sui numeri e sui beni inseriti nel piano sono state praticamente bipartisan.
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“Servono trasparenza e rispetto delle regole – ha detto Vincenzo Cirignotta - che devono essere uguali per tutti nella gestione di questi beni. Ancora oggi, non sappiamo chi copra le spese di utenze e servizi in strutture comunali date in gestione ai privati”. Il capogruppo di Articolo 1 Carmelo Casano, invece, si è soffermato sull’elenco dei beni da alienare, sospettato di essere incompleto, soprattutto dopo aver confrontato i dati con quelli inseriti nel database ministeriale. Il dem Guido Siragusa è entrato in polemica con il dirigente Salvatore Lombardo. Nodo del contendere, la sorte dell’area del belvedere di Piazza Mattei, che l’ex assessore Francesco Salinitro ha voluto restituire alla città. Dopo mesi, però, l’area è in stato di abbandono, all’ombra della contesa giudiziaria aperta dall’ex gestore della stazione di servizio. Neanche Sandra Bennici di Sicilia Futura e l’indipendente Maria Pingo hanno mancato di sollevare dubbi. In base alle previsioni finanziarie dei tecnici del municipio, esposte dal dirigente Alberto Depetro, gli incassi potenziali per l’ente potrebbero aggirarsi intorno ai trecentomila euro.
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Nel “mucchio” del piano delle alienazioni, c’è praticamente di tutto, ad iniziare dagli ex alloggi popolari destinati a passare nella proprietà delle famiglie che vivono in quelle strutture. Al momento del voto, solo tredici consiglieri erano presenti in aula. Il messaggio politico fatto pervenire al sindaco è piuttosto chiaro. Il piano delle alienazioni, al netto dei dubbi sollevati in aula, dovrà farselo votare dalla sua maggioranza, sempre che ne abbia una. In aula, si tornerà domani sera.

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