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Presa di Gaeta, la ricorrenza dimenticata del massacro del popolo meridionale

La questione meridionale a Gela
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Gela. Non so se è lecito chiedersi, perché questa Italia è sempre orientata a elogiare gli assassini e a denigrare tutto ciò che ha una tradizione? 

L’Italia ha avuto questo privilegio, quello di denigrare la nostra storia. Già se a qualcuno di noi capitasse di leggere un libro di letteratura latina si accorgerebbe che i nostri critici si sono impegnati a farci conoscere che i nostri poeti latini erano degli inetti. Ognuno fa riferimento alla grande scuola Alessandrina e Tacito, Virgilio, Cesare, Cicerone, Seneca, Sallustio, Livio, Plauto hanno solo copiato: E’ giusto mostrare la grandezza poetica della scuola Alessandrina, ma sarebbe altrettanto giusto dare una certa importanza a tutta la letteratura che si è sviluppata durante i mille anni di dominazione romana.  In effetti, nel medio evo gli italiani in generale, “amavano avere due re, per metterli l’uno contro l’altro e non obbedire a nessuno dei due” Questo è quello che culturalmente ci siamo trascinato nei secoli, anche con l’aiuto della chiesa.

Alla fine dell’ottavo secolo, il re dei longobardi si era integrato molto bene nell’Italia del nord, subito dopo Astolfo.

La chiesa, pronta a rivendicare, tutti i veri o pretesi diritti che le competevano , e che erano stati usurpati dalla podestà laicale, cinicamente corrotta, sfacciatamente simoniaca, scandalo ed obbrobrio della cristianità.  Per paura chiamò i francesi guidati da Carlo Magno per deporre e distruggere il regno di Desiderio, anche se questi avesse dato in sposa (sempre con l’aiuto della chiesa) a Carlo Magno la figlia Ermengarda. Secondo il Manzoni  o Desiderata secondo fonti Carolingie posteriore. I tradimenti veri iniziarono con i nobili di Spoleto e di Rieti nel 773, che si sottomisero al papa Adriano I, impegnandosi e accettando di tagliarsi i capelli all’uso romano e con i nobili del nord, per motivazione diversa.

E’ una tradizione che ci siamo portati dietro anche per opera dei Comuni in continua lotta tra di loro, senza mai riuscire a eleggere un unico capo, tranne quella sporadica lega.  Per questo abbiamo sprecato la nostra intelligenza per condannare tutto ciò che è tramandato come italiano.

Nel 1860, i Piemontesi si arrogano il diritto di invadere il Regno delle due  Sicilie, senza dichiarazione di guerra e la nostra classe dirigente e politica ha messo in atto ogni accorgimento per farci dimenticare l’accaduto.

Cancellando la storia vera, la dignità di un popolo con tutta la tradizione storica. Mai nella storia d’Italia sono avvenuti fatti di questo tipo, anche se i tradimenti sono stati all’ordine del giorno, i vinti hanno subito umiliazioni quasi tremende come quelle subite dal popolo tedesco alla fine della prima guerra mondiale. La cancellazione della dignità dalla storia di un popolo non è stata applicata da nessuno. Nemmeno i colonizzatori inglesi nella terza fase della colonizzazione contro le colonie africane e indiane hanno assunto comportamenti così crudeli.

A noi meridionali, hanno scippato tutto, hanno chiuso le scuole dell’obbligo, le industrie dell’acciaio, della seta, la Manifattura Reale della Porcellana, Porcellana a Pasta Morbida, la Reale Fabbrica Ferdinandea, Reale Seteria di San Leucio, Regio Arsenale di Castellammare di Stabia, Reale Officine di Pietrarsa, fabbrica dei profumi della Calabria, dei cantieri navali di Castellamare di Stabbia. Il centro formativo della cultura universale di Giordano Bruno, Tommaso Campanella e San Tommaso d’Aquino dove esisteva un capolavoro del Barocco con incastonato un diamante del patrimonio artistico europeo: la Cappella di Sansevero.

 Esisteva la moneta legata al Gold  standard e perciò molto solida per gli scambi internazionali, il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, la Banca di San Policarpo, la Cassa Centrale di Risparmio, le miniere di zolfo e l’agricoltura, anche se sotto i feudatari, molto progredita.

La mortalità infantile e l’analfabetismo molto più basso del resto dell’Italia. Tutti elementi che hanno dimostrato che il regno delle due Sicilie era il terzo stato, dopo l’Inghilterra e la Francia più progredito dell’Europa di allora. I piemontesi avevano la lira, che era stampata e messa in circolazione al corso forzoso. Oggi tutti gli storici attuali e culturali del settentrione d’Italia, devono dimostrarci che il regno delle due Sicilie era uno stato misero, senza cultura, analfabeta, con la malavita organizzata dominata da briganti e in balia dei latifondisti.

Questo hanno predicato per più di 150 anni e questo i nostri politici hanno assimilato con molta intelligenza e molta creduloneria assieme alla nostra cultura vile e prezzolata. Nessuno può permettersi di dire il contrario, perché è tacciato di essere un sovversivo e un ignorante e i testi scritti da queste persone, sono tolti dalla circolazione o non pubblicati.

Tutti questi uomini che in certo qual modo stanno sopra di noi sono delle persone senza dignità, senza onore e senza rispetto per loro stessi, perché hanno rinnegato le proprie origini, i propri antenati, la loro storia. Anche per questi motivi sono inutili a loro stessi e all’umanità che li tiene in essere.

Il mese di febbraio ricorre l’anniversario della presa di Gaeta da parte dei Tosco –Padani, dopo una cruenta battaglia contro i Borboni e i briganti meridionali. Nessuno si preoccupa di ricordare questa data funesta al popolo meridionale, senza contare i morti e i prigionieri ammassati e dimenticati.

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