Beni confiscati ai clan, Cascino: “In città sono mai stati affidati per riconvertirli a scopi sociali?”

 
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Gela. Quale sorte avranno i beni in città confiscati ad esponenti dei clan di mafia e ormai da anni trasferiti al Comune? Il quesito lo pone Fabrizio Cascino, da tempo impegnato nel sociale anche attraverso l’associazionismo. Pm e forze dell’ordine hanno più volte coordinato e messo a segno blitz che hanno toccato importanti esponenti delle famiglie di mafia. Le confische non sono mancate ma è il passaggio successivo che non si concretizza con frequenza, quello del riutilizzo a fini sociali dei beni sottratti ai clan. “La Direzione distrettuale antimafia e la Dia di Caltanissetta in questi anni, con diverse operazioni, hanno sottratto alla criminalità organizzata diversi immobili, soprattutto terreni e fabbricati. Sono inizialmente finiti all’Agenzia nazionale che li ha poi trasferiti al Comune, che a sua volta doveva destinarli a scopi istituzionali o sociali. I terreni e i fabbricati sottratti alla criminalità organizzata in città sono non meno di cinquanta – spiega Cascino – proprio oggi, nella giornata del ricordo di Capaci, mi chiedo se il Comune abbia mai affidato un solo bene ad un’associazione del terzo settore per scopi sociali. Questi beni sono nella piena disponibilità del municipio o sono ancora occupati da persone vicine alla criminalità?”. Ormai anni fa, venne redatto e approvato dall’assise civica un regolamento che definisce le modalità di affidamento. Da allora, però, di procedure concluse pare non ce ne siano state. Di recente, la prefettura di Caltanissetta è tornata ad affrontare la questione e ci sono stati alcuni interventi di sgombero di immobili ancora occupati da persone vicine agli affiliati.

Per Cascino, sarebbe importante non perdere l’occasione del bando di “Fondazione con il sud” per la valorizzazione di questi beni. “Personalmente – conclude – mi piacerebbe che il Comune affrontasse il tema, spesso quasi fantasma, assegnando celermente immobili ad associazioni del terzo settore che possano riconvertirli per scopi sociali”. Subito dopo l’approvazione del regolamento, che risale all’allora amministrazione Messinese, si pose anzitutto la necessità di individuare associazioni disposte ad avanzare istanza per l’assegnazione. Non ci furono troppi riscontri.

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