Accoltellò ex compagna a Torino, Cassazione annulla per gelese: pena è da rideterminare

 
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Il luogo del tentato omicidio

Torino. Due anni fa, il gelese sessantenne Crocifisso Pingo accoltellò l’ex compagna, al culmine di una lite, all’interno di quella che era stata la loro abitazione. La donna subì gravi conseguenze e venne sottoposta a diversi interventi chirurgici. I giudici della Corte di Cassazione, con motivazioni appena pubblicate, hanno però annullato la sentenza di condanna e rinviato nuovamente ai magistrati della Corte d’appello di Torino, perché la pena va rideterminata, rispetto all’entità. In primo grado, al termine del giudizio abbreviato, il gup piemontese gli impose la condanna a sette anni di detenzione, ridotta in appello a sei anni e due mesi. La difesa di Pingo, che ormai da anni vive in Piemonte, ha portato il caso in Cassazione. I giudici romani, sul punto della legittimità, accogliendo le richieste, hanno effettivamente mosso più di un dubbio sul riconoscimento, avvenuto in secondo grado, di un’aggravante che ha di fatto inciso sull’entità della pena. I giudici di appello torinesi, nella loro decisione, lo scorso anno conclusero per il riconoscimento dell’aggravante legata al rapporto di convivenza tra i due. Una circostanza che però i giudici di Cassazione hanno ritenuto illegittima, mettendo in discussione l’intero perimetro decisorio. Come sostenuto dai legali di Pingo, che in passato operò anche come piccolo imprenditore edile, il rapporto di convivenza stabile era ormai cessato da tempo e quindi il riconoscimento dell’aggravante sarebbe infondato. Dopo essersi avventato contro l’ex compagna, accoltellandola più volte, allertò i carabinieri. La donna aveva deciso di troncare il rapporto, ma il sessantenne non accettò questa scelta.  Sull’aggravante, la Cassazione ha disposto l’annullamento senza rinvio.

I giudici di appello, invece, dovranno ritornare sul caso per rideterminare la pena, alla luce dell’aggravante che non poteva essere applicata. La procura generale aveva concluso per la conferma della condanna.

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