Accusato per l’omicidio Failla, Greco non parla: è detenuto a Como

 
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Greco non ha parlato

Gela. Ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip del tribunale di Como che l’avrebbe dovuto sentire per rogatoria. Il cinquantatreenne Angelo Bruno Greco ha deciso di non parlare, nel carcere della città lombarda dove è attualmente detenuto. E’ accusato di aver preso parte all’omicidio dell’allora cinquantenne Giuseppe Failla, titolare di un bar in città, che sarebbe stato ucciso su ordine dei vertici nisseni di cosa nostra. Il cinquantenne ammazzato sarebbe stato preso di mira perché vicino al gruppo degli stiddari. Ad agire, secondo i pm della Dda di Caltanissetta e i carabinieri del Ros, lo stesso Greco e Cataldo Terminio, che avrebbe dato l’ordine di uccidere il barista.

Un cold case ricostruito ad oltre trent’anni dall’azione di morte. Il gelese arrestato si era trasferito da circa un anno in provincia di Como, dove è stato individuato e fermato. E’ difeso dagli avvocati Francesco Enia e Sergio Iacona che stanno iniziando a valutare l’ordinanza emessa dai pm della Direzione distrettuale antimafia nissena. Diversi collaboratori di giustizia avrebbero fatto riferimento proprio a Greco e Terminio, sostenendo che fossero dietro all’agguato.

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