Accuse al sindaco Balbo: “In Cta dovevamo assumere un ragazzo e licenziare un dipendente”

 
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A denunciare furono i rappresentanti della società che gestisce la Cta

Gela. Sono stati sentiti, in aula, per diverse ore. Due rappresentanti del gruppo imprenditoriale “Xenia salus”, questa mattina hanno testimoniato, nel dibattimento aperto nei confronti del sindaco di Butera, Filippo Balbo. Per i pm della procura, il primo cittadino avrebbe fatto pressioni proprio sui rappresentanti del gruppo, che a Butera gestiscono una Cta, per pazienti con disabilità psichiche. Gli inquirenti, come ricordato in aula dal pm Mario Calabrese, ricostruirono anche richieste di assunzioni, che Balbo avrebbe espressamente avanzato. I testimoni sentiti, presentarono una denuncia, rivolgendosi ai carabinieri. I rapporti tra gli imprenditori che portano avanti la Cta e lo stesso sindaco, pare fossero tesi, già prima dell’elezione a primo cittadino. “Da Balbo erano arrivate accuse – ha detto uno degli imprenditori sentito davanti al collegio penale del tribunale – già quando era consigliere comunale. Anche quando fu eletto sindaco, considerò la nostra struttura, come un covo di serpi. Non ci riteneva una struttura amica, anche perché due nostri dipendenti avevano familiari schierati con liste avverse alle sue. Ci chiese di licenziare un altro dipendente o di trasferirlo in una struttura fuori provincia, perché non aveva firmato la sua lista per le amministrative. Ho sempre spiegato che nella nostra struttura non si fa politica. Non siamo schierati con nessuno. Mi inviò un messaggio, piuttosto fastidioso, quando in struttura venne a fare visita il dottore Giuseppe Arancio, che è parlamentare regionale del Pd. Arrivò alla Cta perché, anzitutto, è uno psichiatra. Fece una visita a nostri operatori, anche per valutare le condizioni dei servizi. Balbo era molto contrariato”. I rapporti tra l’amministrazione comunale, retta da Balbo, e il gruppo proprietario della società, che gestisce la Cta, con il tempo sono diventati ancora più difficili. “Il sindaco Balbo ha anche disconosciuto i circa 140 mila euro che la precedente amministrazione aveva previsto, a copertura di una parte delle spese che sostenemmo per i lavori nell’immobile, che era in pessime condizioni. Ci sono state due cause civili – ha spiegato il teste – e il tribunale di Gela ha stabilito che la competenza a decidere è di un collegio arbitrale, che però l’amministrazione non ha mai voluto attivare. Noi abbiamo sempre pagato i canoni, probabilmente anche con importi superiori a quelli previsti. Siamo in regola e ci interessa lavorare. Non facciamo politica, siamo imprenditori”. Quattro anni fa, ci furono anche altre richieste, durante colloqui che i referenti della società registrarono. “Ci venne chiesto di assumere un ragazzo, che era già stato in prova da noi, ma aveva diversi problemi – ha aggiunto – era figlio di un cugino del sindaco. Inoltre, avremmo dovuto aumentare le ore settimanali di una pedagogista, che già aveva un contratto a ventiquattro ore settimanali. Il sindaco disse che avremmo dovuto soddisfare delle istanze. Dopo quell’incontro, siamo andati a denunciare, rivolgendoci ai carabinieri”. Per l’amministrazione comunale del sindaco Balbo, la società porterebbe avanti la struttura per disabili psichici, con un contratto  “non idoneo”.

“Abbiamo sempre dato la disponibilità a valutare modifiche, ma non ci sono mai state proposte, formalmente”, ha aggiunto il testimone, che ha risposto alle domande del pm Calabrese, dell’avvocato Lillo Fiorello (parte civile nell’interesse degli imprenditori) e del legale di Balbo, l’avvocato Antonio Gagliano. Il primo cittadino buterese, anche in fase di indagine, ha sempre escluso di aver fatto pressioni su chi gestisce la Cta. La difesa, nel corso degli esami testimoniali, ha richiamato diversi aspetti dell’affidamento della struttura alla società, che la porta avanti ancora oggi. Altri punti sono stati approfonditi, anche rispetto ai rinnovi taciti, ogni sei anni. Uno degli imprenditori, che ha riferito al collegio (presieduto dal giudice Miriam D’Amore e a latere Eva Nicastro e Antonio Fiorenza), ha anche richiamato la festa del 2017, organizzata nella struttura. “Il sindaco Balbo venne e da subito iniziò a dirmi che c’erano cose che non andavano e che doveva buttarci fuori – ha aggiunto – poi, se ne andò, anche pronunciando delle frasi offensive”. Ricostruzioni che il primo cittadino, nel corso delle indagini, ha respinto. Dopo la denuncia, partirono gli approfondimenti degli investigatori, sull’ipotesi di una tentata concussione. L’istruttoria dibattimentale proseguirà, con ulteriori testimoni.

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