Alferi al 41 bis, a gennaio ricorso ai giudici romani: difesa, “va revocato”

 
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Peppe Alferi è sottoposto al regime del carcere duro

Gela. Gli investigatori lo considerano il punto di riferimento dell’omonimo gruppo mafioso. Da anni, ormai, il cinquantaseienne Peppe Alferi è sottoposto al regime del 41 bis. Il carcere duro gli venne imposto dopo il blitz “Inferis”, che consentì di fare luce su quella che gli inquirenti ritennero la “terza mafia”, accostandola a Cosa nostra e stidda. Una tesi che la difesa del boss, sostenuta dall’avvocato Maurizio Scicolone, metterà nuovamente in dubbio, a gennaio. E’ stata fissata l’udienza al tribunale di sorveglianza di Roma. Il legale ha deciso di contestare la proroga del regime del carcere duro, periodicamente rinnovata nei confronti di Alferi. Nel ricorso, si cita il contenuto delle sentenze emesse nei procedimenti scaturiti dal blitz “Inferis”. La difesa, prendendo spunto dalle motivazioni emesse dai giudici, esclude che il gruppo Alferi fosse organizzato come un vero clan né avrebbe avuto le stesse finalità.

Quindi, non sarebbe la “terza mafia” presente sul territorio locale. Il tempo ormai trascorso e le pronunce, che verranno prodotte, sono alla base della richiesta di rivedere il regime carcerario al quale è sottoposto Alferi. La decisione toccherà ai magistrati romani.

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