Antiracket ha incontrato il questore Ricifari: “Confronto importante a tutela vittime”

 
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Caponetti e l'antiracket hanno incontrato il questore

Gela. Un lungo confronto per consolidare la proficua collaborazione nell’ambito della battaglia per la legalità, in un territorio che ha tanto bisogno della presenza e del dialogo tra istituzioni e associazioni. Il questore di Caltanissetta, Emanuele Ricifari, ha incontrato i professionisti del Progetto Pon Legalità “Sostegno Attivo” che la FAI Antiracket di Gela, associazione “Gaetano Giordano”, conduce proprio con il finanziamento del Ministero dell’Interno, grazie al Fondo Sociale dell’Unione Europea. Un’occasione importante per fare il punto sulle attività e gli obiettivi del progetto, che garantisce assistenza gratuita dal punto di vista legale, aziendale e psicologico a tutti gli operatori economici vessati da racket e usura. Hanno preso parte all’incontro anche alcuni membri del direttivo dell’associazione antiracket e la signora Franca Evangelista, vedova dell’imprenditore Gaetano Giordano. “In questo momento determinante di piena ricostruzione post crisi pandemica – ha sottolineato Ricifari – è ancora più importante il lavoro dell’associazione antiracket. Serve dare al territorio il segno visibile e tangibile di una presenza viva e operosa. Questo progetto mira a dare forza e struttura all’intera realtà territoriale, come operatori di polizia sentiamo la necessità di avere sempre vicina una rete di supporto che consenta alle vittime di sentirsi accompagnate da una protezione globale, che le possa sostenere dal punto di vista giuridico-investigativo ma anche tecnico, aziendale e soprattutto psicologico”.

“Incontrare il questore di Caltanissetta Emanuele Ricifari – dice il presidente della Fai Antiracket Renzo Caponetti – è per noi motivo di orgoglio. Il progetto “Sostegno Attivo” ci vede impegnati nella presa in carico e nel supporto alle vittime di racket e usura, che continuano a riconoscere nella nostra associazione un presidio di legalità sicuro e affidabile. Tutto ciò ci inorgoglisce ma soprattutto ci responsabilizza nel nostro lavoro, che continua a seguire la strada della denuncia, del coraggio, della giustizia”.

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