Armi e droga per i Rinzivillo, fissata udienza in Cassazione: ricorsi contro condanne

 
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I coinvolti vennero monitorati per diversi mesi anche in un improvvisato poligono per le armi

Gela. In appello, un anno fa, le condanne per i coinvolti nell’inchiesta antimafia “Mutata arma” furono confermate, anche se ridotte rispetto a quelle emesse dal gup, al termine del giudizio abbreviato. I coinvolti, il prossimo febbraio, attenderanno la decisione della Corte di Cassazione. E’ stata fissata l’udienza, a seguito dei ricorsi proposti dalle difese. Per gli investigatori, la famiglia di mafia dei Rinzivillo avrebbe potuto contare su veri e propri armieri, ma anche su staffette, usate per acquistare la droga. I giudici della Corte d’appello di Caltanissetta hanno condannato, a dieci anni e otto mesi di reclusione, Graziano Vella (è caduta l’aggravante mafiosa rispetto ad uno dei capi di imputazione), mentre in primo grado la pena era di undici anni e otto mesi; dieci anni e quattro mesi a Majch Vella (il gup in primo grado aveva disposto undici anni e quattro mesi); nove anni e due mesi di detenzione per Salvatore Graziano Biundo e Davide Faraci (in primo grado la condanna era di dieci anni); un anno e sei mesi per Davide Pardo, in continuazione con una precedente sentenza (la condanna del gup era stata di due anni di detenzione). E’ stata confermata la decisione di primo grado per Andrea Tomaselli, un anno e tre mesi di detenzione.

I pm della Dda nissena ritennero che tutti gli imputati avessero avuto contatti diretti con il gruppo Rinzivillo, per il quale si sarebbero mossi sia per le armi che per la droga. Il giudizio di appello è rimasto “congelato” per diversi mesi, in attesa che la Cassazione si pronunciasse sulle richieste di ricusazione avanzate dalle difese di alcuni imputati. I giudici romani hanno respinsero le istanze. Si tornerà in Cassazione, questa volta per discutere i ricorsi presentati sulle condanne di appello. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Flavio Sinatra, Salvo Macrì, Giuseppe Fiorenza, Cristina Alfieri e Ignazio Raniolo.

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