Arriva l’autorizzazione per la base a terra di Eni, i chimici della Femca: “Basta alibi”

 
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Gela. L’autorizzazione ministeriale è arrivata. Sembra potersi sbloccare definitivamente, quindi, l’iter per la base a terra del progetto Argo-Cassiopea di Eni. Era il nulla osta atteso anche dai sindacati. Un via libera che giunge mentre i vertici della Femca Cisl si sono riuniti in città, nel corso del consiglio generale. C’erano il segretario nazionale Nora Garofalo, il segretario regionale Franco Parisi e il confederale Emanuele Gallo. E’ stato il segretario provinciale Francesco Emiliani a ritornare sui temi che i chimici stanno seguendo da tempo, ad iniziare proprio dal futuro dell’upstream nel sito locale, con Enimed che ha ridotto drasticamente la produzione. E’ confermata l’assemblea dei dipendenti Enimed, fissata per la prossima settimana. “Si ritiene positiva la notizia che il Ministero dello sviluppo economico ha sbloccato le autorizzazioni sulla variante del progetto Cassiopea – scrivono in una nota i vertici Femca – per l’avvio dei lavori di realizzazione dell’impianto, con l’auspicio che in tale modo si possano dare certezze alle maestranze dell’indotto e rispettare il nuovo cronoprogramma che prevede l’avvio dell’impianto nel 2020”.

Il rilascio dell’autorizzazione non dovrebbe far slittare ulteriormente i tempi previsti per l’avvio dei cantieri della base a terra, che dovrebbero concludersi entro il dicembre del 2020. I vertici Cisl, però, avvisano i manager Eni. “Non accetteremo altri ritardi”, ribadiscono. Con i lavori della green refinery che dovrebbero concludersi entro il prossimo dicembre, le attività della base a terra rimangono l’unica soluzione per assicurare continuità ad un indotto, già messo severamente alla prova dalla fase di riconversione della fabbrica. I chimici della Cisl rilanciano la necessità di un maggiore confronto, sul territorio, con la politica e le istituzioni. Tra le grandi incognite rimane l’accordo di programma, uno strumento fondamentale per la ripresa locale, ma al momento del tutto depotenziato (con soli venticinque milioni di euro messi a disposizione da Regione e governo) e un’area di crisi complessa che può trasformarsi nell’ennesima scatola vuota.

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