“Arrivavano i camion…l’isola 32 era tutta scavata”, il racconto di Pistritto: in procura altre denunce

 
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Pistritto ha denunciato una serie di smaltimenti illeciti di rifiuti

Gela. “Non sono il primo a dirlo, ci sono già state denunce con documenti a provare quello che accadeva”. L’ex operaio Emanuele Pistritto torna a parlare dopo quanto spiegato davanti alle telecamere Rai di “Nemo”. “I camion arrivavano e facevamo tutto negli orari di lavoro – ha spiegato alla redazione del quotidianodigela e di telegela – l’isola 32 dello stabilimento era tutta scavata e noi dovevamo riempire e coprire”. In base a quello che afferma Pistritto il sistema di smaltimento illecito di rifiuti industriali pericolosi sarebbe stato ben organizzato. “Li indicavano come lavori vari – dice ancora – in quel periodo lavoravo con la ditta dei miei fratelli”.

Tutti racconti che adesso sono finiti agli atti dei poliziotti del commissariato e dei magistarti della procura. Negli scorsi giorni, assistito dall’avvocato Dionisio Nastasi, l’ex lavoratore ha spiegato la sua versione. Da quanto emerge, i pm della procura sarebbero già stati impegnati in approfondimenti proprio su presunti smaltimenti illeciti di rifiuti industriali, basandosi su altre denunce già depositate.

11 Commenti

  1. Ok … non ci sono riusciti gli operai della turco costruzioni a far bloccare la green mentre adesso salta fuori lui e sono sicuro che finalmente eni ci dice ciao

    • Cioè qui si sta parlando di inquinamento del sottosuolo e tu ti preoccupi del green, Ma vedi di andare a quel paese te e l’eni in primis che ha distrutto Gela

      • qui il buonismo è in abbondanza.
        Ema ancora non ti sei svegliato ? ma non vedi che il canuzzo a sei zampe ha comprato tutti ? ha comprato politici, sindacati, associazioni, chiese, preti, e pure le mosche ? E’ normale secondo te che i politici (quasi tutti , anzi la maggior parte) lavorano nelle strettezze di eni ? E’ normale che per fare uno schifo di campo sportivo uno chiede la grazia ed eni ? E’ stato giusto secondo te che a noi hanno fornito acqua dissalata e agli impianti l’acqua delle dighe ? ora non andiamo tanto lontano .. secondo te tipico gelese che si sveglia dopo un temporale apprendi di una notizia (che tutti sapevano) esattamente di un signore che si auto accusa di aver celato rifiuti pericolosi.. fatti una domanda e datti una risposta

  2. Si dovrebbe analizzare tutto ciò che viene coltivato a Gela,nelle serre di Contrada bulala che è a ridosso dello stabilimento petrolchimico e in tutto il resto del territorio agricolo(Contrada Rinazzi;Priolo;Spinasanta ecc.) si pensa di mangiare sano quando acquistiamo frutta e verdura a chilometro zero, invece ci stiamo avvelenando. C’è gente che ancora utilizza l’acqua corrente per cucinare. Per non parlare della catena alimentare come panifici e pizzerie veri.. Purtroppo il sottosuolo è saturo di sostanze velenose, si dovrebbe analizzare l’acqua che viene estratta dai pozzi utilizzata per l’irrigazione.. E con tutto ciò tapperebbero la bocca a tutti. Queste aziende petrolifere sono una potenza a livello mondiale, possono su tutto e tutti.
    Hanno rovinato un’intera comunità. Cosa dobbiamo fare? Siamo impotenti.. Ne parliamo da una vita..

  3. Tutta colpa di Eni, eppure nessuno si chiede dove sono finite le migliaia e migliaia di cisterne di eternit che ricoprivano i tetti di Gela e adesso sostituiti con quelli di plastica.
    Sicuramente la colpa è di Eni… speriamo vada via da Gela tenendo 1 solo dipendente a presidio del sito.

  4. Ma questo signore perché non ha parlato prima e perché non si è rifiutato di interrare l’amianto, perché prima gli faceva comodo guadagnare, ora non gli va più bene.

  5. E se io fossi “ENI”:
    ….e se io fossi Eni farei una sola scelta, lascerei la città ai suoi cittadini, basta con questa cattiveria gratuita
    atta solo a ricercar colpevoli, alla ricerca di notorietà e denaro.
    Il bancomat Eni Gela è chiuso ed anche l’ultima carta green data andrà a scemare.
    A che serve ancora infierire, capisce questo signore (che ha famiglia ) del danno che sta facendo con le sue insinuazioni? Capisce che anche noi ultimi rimasti non avremo scampo a lasciare questa città?
    Lui non ha nulla da perdere dice e a noi ci sta pensando?
    Ritiri indietro tutto sta sputando ancora sul piatto dove ha mangiato, questa azienda Le ha dato da vivere ed ha sempre rispettato le regole. Ci sono più controlli qui che all’agenzia delle entrate ve l’ho assicuro.
    Alle associazioni dico : basta con questa farsa cercate solo soldi facili e non avete mai avuto la voglia di lavorare.
    Alla Politica – non esiste una politica a Gela, manco il commissario odierno si vede sembra un fantasma, non esce dalla sua blindata stanza, aspetta il suo presidente di regione che gli indica cosa fare e cioè NULLA.
    Turismo dove seiiii, solo le zanzare la fanno da padroni dipendenti Eni ribelliamoci a queste dicerie noi sappiamo che siamo rispettosi dell’ambiente e delle leggi (carta parra) e l’oro perchè non ci rispettano???

  6. Nino ti vuoi fare bruciare la macchina? Non gli dire ste cose!! Meglio l’indifferenza….perché gela è inquinata per via del ex raffineria, e non per le discariche in tutta la città con l’aggravare degli incendi dei cumuli! Le auto bruciate.. là discariche di eternit, materiale di risulta, nelle zone di Settefarine, cantina sociale, cimitero di farello, manfria, borgo manfria, ect…. li chi devono denunciare?

  7. Mio nonno venne da Palermo per lavorare all ENI nel 1963, e ci lavorò fino alla pensione nel 1992, io sono gelese e sono cresciuto a Gela, al signor Nino e al signor Mirko vorrei semplicemente dire, qual è il senso di difendere Eni davanti a centinaia, se non migliaia, di lavoratori che dentro lo stabilimento hanno lavorato per decenni, o quali sostengono che l’ENI HA INQUINATO ? Nessuno mette in dubbio che buona parte dello sviluppo della nostra città negli anni si stato primarimente dovuto al petrolchimico, ma davvero vi ostinate a difendere questo mostro quando oggi a malapena impiega duecento persone ?
    Duecento stipendi sono davvero quanto basta per sottomettere il volere di una popolazione intera all’unico intento di Eni, ovvero di non bonificare e lasciare quell’ammasso di ferro vecchio a testimonianza dello sviluppo industriale (tra l’altro effettivamente mai avvenuto) nei secoli ? L’unica cosa che la classe politica ( qualora trovasse il coraggio ) e la cittadinanza tutta debbano fare è imporre a ENI di chiudere i battenti e lasciare vuota la Piana del Signore, noi giovani gelesi abbiamo idee imprenditoriali di ampio respiro, e competenze giuridico/scientifiche che potrebbero portare alla nascita di diverse realtà produttive in ambito tecnologico, ma il 99% dei laureati va al nord perché, presuppongo, non trova un tessuto preesistente di gente che, a parità di competenze e/o voglia di scommettersi e riscattare il territorio, effettivamente rinunci al sogno dell’”emigrante” per dare vita a una nuova classe dirigente locale priva di qualsiasi vincolo ideologico/culturale che sia. Per questo dico ai signori sopracitati, siamo in un mondo in cui ormai il mercato del lavoro é globale, e il sogno di nascere in una città e morire nella stessa purtroppo è appannaggio per pochi fortunati; qual’ora invece le imprese siano frutto di una iniziativa locale, ciò può avvenire. Perciò mi dispiace affermare che sarei molto dispiaciuto per il futuro dei 200 (o meno ) lavoratori che ancor oggi sono impiegati da ENI in città, ma questo sarebbe un sacrificio che, se oculatamente gestito, porterebbe alla vera rinascita del territorio.
    Chiudo con una piccola battuta, voi che difendete mamma ENI, DOVE SONO E PERCHÉ NESSUNO PARLA DEI 32 MILIONI DI EURO DI ELEMOSINA PROMESSI DA ENI NEL CONCORDATO DEL 2014 DA PENDERE PER BONIFICHE NEL TERRITORIO ?

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