Assoldarono gli Alferi per bruciare la casa dell’ex dipendente, tutti assolti: la sentenza è definitiva

 
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Gela. Caddero le accuse sia di tentata estorsione che di danneggiamento. Tutto iniziò con l’avvio della vertenza. Adesso, la sentenza d’assoluzione è diventata definitiva. In quattro erano finiti davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Caltanissetta Marcello Testaquadra dopo un’indagine condotta dagli agenti di polizia della mobile di Caltanissetta e da quelli del commissariato di via Zucchetto. L’imprenditore Alberto Cammarata, Bruno Migliore, Rosario Moscato e il collaboratore di giustizia Emanuele Cascino erano tutti accusati di aver avuto un ruolo nel rogo che distrusse l’abitazione rurale di un ex dipendente dello stesso Cammarata. La vittima, dopo aver deciso di rompere il rapporto di lavoro che lo legava al proprio datore, avviò una vertenza. Da quel momento, in base all’esito dell’inchiesta, iniziò a ricevere pressioni finalizzate al ritiro delle sue richieste, fino a trovarsi davanti all’abitazione rurale distrutta da un incendio. Ad eseguire l’azione di fuoco, secondo le contestazioni, sarebbero stati Rosario Moscato e l’attuale collaboratore di giustizia Emanuele Cascino, ritenuti vicini al gruppo criminale capeggiato da Peppe Alferi.

Cadde anche la tentata estorsione. In giudizio, però, i difensori dei quattro imputati sono riusciti a dimostrare l’infondatezza dell’accusa di tentata estorsione. Si sarebbe trattato, in base alla loro linea, solo di un tentativo di far desistere l’ex dipendente dalle richieste avanzate, comprese quelle di ottenere le retribuzioni ancora non versate. Inoltre, gli avvocati Giacomo Ventura, Carmelo Tuccio, Cristina Alfieri e Vania Giamporcaro misero in luce l’assenza delle condizioni di procedibilità per l’eventuale reato di danneggiamento. Sarebbe mancata, infatti, la querela da parte della vittima. L’ex dipendente finito nel mirino scelse comunque di costituirsi parte civile con l’avvocato Rocco Guarnaccia. I magistrati della Direzione distrettuale antimfia di Caltanissetta chiesero la condanna dei quattro imputati. La sentenza d’assoluzione diventata definitiva lascia aperta solo l’eventuale possibilità di rivolgersi ai giudici civili con l’obiettivo di ottenere un risarcimento per i danni comunque patiti.   

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