Beni sequestrati a Marchese, il sospetto dei rapporti con i Rinzivillo: depositata consulenza

 
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Il sequestro risale allo scorso marzo

Gela. Il prossimo ottobre, toccherà al consulente tecnico scelto dalla difesa essere sentito dai giudici, nel procedimento legato al sequestro di beni imposto al trentenne Rosario Machese. Gli investigatori della Dia di Caltanissetta, lo scorso marzo, hanno messo sotto chiave beni per circa quindici milioni di euro. Il sospetto è che possano essere riconducibili a presunti collegamenti tra lo stesso Marchese, titolare di diverse società e poi arrestato al termine di una maxi inchiesta su frodi fiscali, e il gruppo mafioso dei Rinzivillo. La difesa ha prodotto una vasta relazione tecnica, con la quale vengono giustificati i redditi accertati dagli inquirenti e il possesso di vari beni, oltre alla gestione di società operanti soprattutto nel nord Italia. La consulenza verrà valutata dai giudici del tribunale delle misure di prevenzione di Caltanissetta, ai quali si è rivolta la difesa, sostenuta dall’avvocato Ivan Bellanti.

Negli ultimi anni, dopo essere stato al centro di altre indagini su presunti illeciti tributari e finanziari, l’imprenditore aveva spostato il perno delle sue attività economiche nel nord Italia. Gli inquirenti hanno posto sotto sequestro anche un prezioso dipinto, risultato di proprietà di un altro soggetto, a sua volta sentito dai giudici. Nel corso degli accertamenti, è stata ricostruita anche un’attività commerciale condotta da Marchese in spazi presi in affitto all’interno dell’aeroporto “Catullo” di Verona. La difesa cercherà di far emergere ogni aspetto più strettamente tecnico, attraverso l’esame del proprio consulente. Marchese ha sempre escluso irregolarità nella gestione dei beni e delle società, che non avrebbero alcun collegamento con le organizzazioni mafiose.

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