Bloccato parco eolico sulla costa locale, società riununcia ad un altro ricorso al Tar

 
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Gela. Il progetto, anche dopo una rivisitazione, venne bloccato, con chiare decisioni rilasciate dai giudici amministrativi, che diedero ragione ai comitati, ai Comuni e alla proprietà del Castello di Falconara. Il progetto di un parco eolico offshore, lungo il tratto di costa da Macchitella e fino al versante buterese, è stato ritenuto fin troppo impattante. La Mediterranean wind offshore, società con base in Liguria, avviò tutte le pratiche per investire sul parco eolico, ottenendo le autorizzazioni ministeriali. L’azienda, a seguito delle decisioni già emesse dai giudici del Tar, ha rinunciato ad un ulteriore ricorso amministrativo, che era stato presentato dai legali, con l’obiettivo di contestare il mancato accoglimento, da parte del Ministero dell’ambiente (oggi della transizione ecologica), della richiesta di proroga dei termini di validità del decreto Via. I legali della società, con una nota inoltrata lo scorso gennaio, hanno dichiarato di “non avere più interesse al ricorso”. Per i giudici palermitani del Tar, il ricorso “è improcedibile in conseguenza della sopravvenuta carenza di interesse dichiarata da parte ricorrente”. Anche in questo caso, la società aveva agito contro i ministeri intervenuti nella procedura autorizzativa. Gli stessi giudici amministrativi, già cinque anni fa, avevano concluso, in altri procedimenti scaturiti dalla vicenda del parco eolico, scrivendo che “è lo stesso procedimento che ha condotto alla Via ad essere inficiato, il che vizia, per l’effetto, nuovamente e sotto diverso profilo anche il provvedimento autorizzatorio, che è stato emesso sul presupposto del positivo superamento della verifica di compatibilità ambientale”.

Nel rilascio delle autorizzazioni, quindi, ci furono troppe falle valutative.  “Del tutto contraddittorio appare quindi concludere nel senso della compatibilità ambientale del primo progetto – scrissero ancora i giudici amministrativi – e addirittura nel senso dell’esclusione dalla procedura di Via del progetto modificato, sulla base dell’erroneo presupposto che le modifiche fossero “non sostanziali e non rilevanti”. Invero, è l’opera finale nel suo complesso che, incidendo sull’ambiente, deve essere sottoposta a valutazione”. Le autorizzazioni rilasciate erano basate “su un palese travisamento dei fatti”, riportano le sentenze. L’investimento avrebbe portato alla collocazione di trentotto pali da 150 metri ciascuno, in una zona che prevede dei vincoli. Lo scorso anno, alcuni componenti del comitato che si oppose al progetto furono sentiti in audizione alle autorità europee.

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