“Camaleonte”, investigatore in aula: “Prime informazioni sui Luca da un ex dipendente”

 
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Gela. Gli imprenditori del gruppo Luca, soprattutto Rocco Luca e il padre Salvatore Luca, avevano contatti con “esponenti delle forze dell’ordine e con diversi rappresentanti delle istituzioni”. Questa mattina, nel corso di un lungo esame, ne ha parlato uno degli investigatori che si occupò dei primi approfondimenti che hanno poi portato all’inchiesta vera e propria. Il testimone è stato sentito davanti al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore (a latere Martina Scuderoni e Fabrizio Giannola). Per il pool difensivo, quanto riferito in aula è da ritenersi a conferma di ciò che sostengono gli imprenditori, accusati invece di aver avuto rapporti con i clan. In relazione alla loro attività nel settore della vendita di automobili, con risultati sempre più consistenti, non solo esponenti delle forze dell’ordine ma anche rappresentanti istituzionali si rivolgevano a loro. Secondo le accuse, ci sarebbero stati però rapporti di favore soprattutto con il funzionario di polizia Giovanni Giudice, a sua volta a processo. Uno dei difensori del poliziotto, l’avvocato Giacomo Ventura, ha proprio fatto un elenco di esponenti delle forze dell’ordine e di alte autorità (compresi questori, magistrati e, un funzionario dei servizi segreti e l’allora presidente della commissione antimafia nazionale Giuseppe Lumia) che si rivolsero ai Luca ma solo in relazione all’attività svolta nel settore delle auto. Non ci sarebbe stato, secondo le difese, nessun sistema parallelo per favorire gli imprenditori. “C’erano diversi contatti con Giudice”, ha spiegato il testimone. Dai banchi dei difensori, però, è stato sottolineato che il poliziotto, così come l’altro funzionario di polizia Giovanni Arrogante e l’allora questore Angelo Bellomo furono immediatamente contattati dai Luca quando gli stessi imprenditori vollero troncare ogni trattativa con un gruppo di catanesi, che per gli investigatori avrebbero gravitato nel clan Mazzei.

Gli imprenditori, in base a quanto spiegato dai loro legali, segnalarono subito l’accaduto. Secondo le contestazioni, invece, i Luca avrebbero avuto contatti anche con esponenti vicini ai clan etnei. Ipotesi oggi esclusa dai legali che li rappresentano. Prima ancora dell’avvio vero e proprio delle verifiche sul gruppo imprenditoriale, era emersa la presenza nella loro concessionaria di uno dei capi storici di Cosa nostra locale, Crocifisso Smorta. Anche in questo caso, però, le difese hanno richiamato una sentenza di condanna subita da Smorta per estorsioni agli imprenditori, compresa quella legata all’acquisto di una Mercedes. I Luca, già in fase di indagine, ribadirono di essere stati sempre vittime dei clan, che puntavano ad approfittare dell’attività svolta dalle loro società. Le prime notizie sui presunti rapporti pericolosi dei Luca arrivarono alle forze dell’ordine attraverso “un confidente”. Da quanto spiegato dal testimone, si sarebbe trattato di un ex dipendente della concessionaria, che pare fosse in stretto contatto con un componente della polizia giudiziaria che opera sul territorio. L’investigatore sentito ha risposto alle domande delle difese e del pm della Dda di Caltanissetta. Nel corso della lunga udienza, si è riproposto il richiamo alle dichiarazioni fatte da un ex collaboratore di giustizia agrigentino, Giuseppe Tuzzolino. Anche in questo caso, per le difese si tratterebbe di indicazioni del tutto destituite di fondamento. I Luca invece lo denunciarono per ipotesi estorsive. “Ricordo – ha spiegato l’investigatore sentito in aula – che fece delle dichiarazioni su alcuni immobili a Manfria. Facemmo accertamenti su un’abitazione, dove secondo quanto riferì si sarebbero tenuti incontri con esponenti della stidda di Palma di Montechiaro. Ma non risultò nessuna riconducibilità ai Luca”. Oltre a Salvatore Luca e Rocco Luca, sono a processo Francesco Luca, Francesco Gallo, Concetta Lo Nigro, Emanuela Lo Nigro, Maria Assunta Luca. Nel giudizio, anche i poliziotti Giovanni Giudice e Giovanni Arrogante, accusati di averli favoriti. L’istruttoria dibattimentale è ancora alle prime battute. Altri testimoni saranno sentiti in aula. Gli imputati sono rappresentati dai legali Carlo Taormina, Antonio Gagliano, Filippo Spina, Carmelo Peluso, Luigi Latino, Fabio Fargetta, Michele Ambra, Emilio Arrogante, Marina Giudice e Alessandro Diddi.

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