Centro trasfusionale, polemica su mantenimento ad unità complessa

 
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Gela. Il mantenimento ad unità complessa del Centro trasfusionale è sfociata con il malcontento dell’associazione Late di Salvatore Di Caro. La commissione comunale Sanità sarebbe dovuta intervenire con un incontro urgente.

In verità, da quasi un anno i talassemici della “Late” aspettano risposte sul futuro dell’unità complessa del centro trasfusionale. L’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, ne aveva ipotizzato il declassamento a unità semplice non autorizzando la richiesta avanzata dal manager dell’Asp Paolo Salvatore Cantaro che invece ha proposto il mantenimento.

“Non ci sentiamo tutelati ne dalla commissione comunale Sanità ne dalle promesse del manager dell’Asp – accusa Salvatore Di Caro – Non capiamo cosa continui ad ostacolare una convocazione celere per trattare la questione. A marzo dello scorso anno la commissione presieduta da Crocifisso Napolitano ha espresso la volontà di indire un incontro celere. In verità l’attesa si è protratta per undici mesi.

Nel frattempo abbiamo registrato un immobilismo totale nel servizio erogato dal presidio ospedaliero Vittorio Emanuele che era riuscita anche a dotare il servizio di un nuovo separatore cellulare. Non è stato nominato nemmeno il primario. Il direttore generale Cantaro avrebbe svolto il suo lavoro, presentando una relazione alla regione. Ma anche su questo iter non siamo stati informati. C’è poca chiarezza e i tempi sono troppo lunghi.

Spesso diventa necessario l’Ecografo, in mancanza della dotazione di quest’ultima apparecchiatura molti soggetti talassemici sono costretti a recarsi verso il più attrezzato ospedale di Palermo”. Sulla vicenda era intervenuto anche Filippo Franzone, presidente del movimento per lo sviluppo del territorio gelese, in occasione della terza definitiva dei lavori per la Radioterapia.

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