Centrosinistra a pezzi e spuntano le alleanze ampie: Di Cristina, “patto sui punti del programma”

 
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Pd e Greco potrebbero chiudere entro questa settimana

Gela. Del centrosinistra cittadino si sono perse le tracce già da tempo. In consiglio comunale, sono pochi i superstiti di una coalizione che fino a qualche anno fa riusciva ad imporsi a mani basse. Il gruppo dell’ex presidente della Regione Rosario Crocetta non esiste più, la sinistra uscita fuori dal Pd fa fatica a mantenersi in piedi e le liste civiche si sciolgono non appena raggiunto il risultato elettorale. Nonostante numeri poco incoraggianti, nelle macerie del centrosinistra locale si muovono ancora i democratici. Nel Pd, pare quasi scontato, si guarda da tempo al dopo Messinese. Tre anni fa, i dem subirono una sconfitta che pochi avrebbero immaginato. L’allora grillino Domenico Messinese vinse a mani basse il ballottaggio contro il sindaco uscente Angelo Fasulo, sostenuto dai dem e da una pletora di gruppi di centrosinistra, in grado comunque di ottenere la maggioranza in consiglio comunale. Maggioranza che a distanza di tre anni non esiste più. I “superstiti” non possono che pensare ad una strada elettorale da condividere con chi ci sta. Niente veri e propri vincoli di coalizione, ma piuttosto la condivisione di punti del programma. Del resto, non lo nega neanche il segretario cittadino del Pd Peppe Di Cristina. “Pensiamo ad un contenitore politico ampio – dice – fatto di punti programmatici condivisi con altre forze. Niente coalizioni che stanno insieme per forza. A settembre vorremmo presentare le linee essenziali del nostro programma per la città”.

I dem considerano chiusa l’esperienza Messinese e nonostante le tensioni sorte con i diciotto della sfiducia, sosterranno la mozione in aula. E’ chiaro, però, che i vertici locali del Partito Democratico cercano di guardarsi attorno, nel tentativo di saldare un cartello elettorale, che questa volta non si dimostri perdente. Gli avversari conoscono le attuali debolezze del centrosinistra e cercheranno di approfittarne. I grillini, dati elettorali alla mano, hanno il vento in poppa e potrebbero pensare di bissare il successo del 2015 (magari con un esito amministrativo diverso) ma anche il centrodestra ha i numeri per dire l’ultima parola (sempre che arrivi compatto alle urne). Tra le fila del centrosinistra, almeno quello rappresentato all’assise civica, la parola d’ordine non cambia. “Per ora, pensiamo solo alla sfiducia”. Niente nomi, niente toto-candidati. “La questione vera non sono i nomi dei candidati – dice anche Di Cristina – invece, dobbiamo impegnarci a presentare un programma che sia in totale discontinuità con quello della giunta Messinese-Siciliano. Mio riferisco ai rifiuti, all’accordo di programma e ai venticinque milioni di euro che sono inaccettabili, ma anche al futuro dell’industria. Serve chiarezza, partendo dagli errori che abbiamo fatto in passato. La sconfitta del 2015 non è arrivata per caso”. Di nomi se ne faranno tanti e già se ne fanno. Sotto le insegne di una coalizione (che veda i dem in prima fila) potrebbero aspirare alla corsa a sindaco esponenti di partito come Alessandra Ascia (attuale presidente del consiglio comunale) o magari figure che arrivano da fuori Palazzo (l’avvocato Emanuele Maganuco oppure il segretario confederale della Cgil Ignazio Giudice), sempre che non rispunti qualche veterano come l’ex deputato regionale Miguel Donegani. Il centrosinistra guarda alla sfiducia, poi si vedrà.

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