“C’era un libro mastro della droga”, usavano utenze telefoniche riservate: parla un poliziotto

 
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Gela. Quando si doveva parlare di droga, utilizzavano un’utenza telefonica riservata. A confermarlo, è stato uno dei poliziotti della squadra mobile di Caltanissetta, che per circa quattro anni ha seguito le mosse dei presunti componenti di un gruppo, ritenuto vicino alla riorganizzata famiglia degli Emmanuello, tutti fermati a conclusione del blitz “Falco”. “Gli accertamenti – ha detto – li facevamo anche durante normali controlli. Spesso, quando si trattava di droga, parlavano di pasta o di caffè”. Lo spaccio era garantito anche nei pressi di una rosticceria di corso Salvatore Aldisio. “Il contatto avveniva telefonicamente e, poi, c’era l’incontro per la cessione della droga – ha spiegato ancora – le dosi di cocaina le confezionavano come piccoli palloncini”. Per gli investigatori, ci sarebbe stato anche un libro mastro della droga, tenuto da uno degli imputati, Orazio Tosto. “Quando arrivammo nella sua abitazione per eseguire un provvedimento cautelare – ha detto – ci accorgemmo che stava gettando via dei piccoli pezzi di carta. Crediamo che abbia strappato un foglio, con nomi e l’indicazione di somme di denaro che dovevano essere riscosse per la droga. Era una specie di libro mastro”. A processo, le accuse dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta vengono mosse contro Gianluca Pellegrino, Nunzio Alabiso, Emanuele e Giovambattista Campo, Pietro Caruso, Giuseppe Di Noto, Emanuele Emmanuello, Angelo Famao, Emanuele Faraci, Guido Legname, Francesco Metellino, Alessandro Pellegrino, Rosario Perna, Daniele ed Emanuele Puccio, Emanuele Rolla, Loreto Saverino, Melchiorre Scerra, Angelo Scialabba e Gaetano Davide Trainito, Orazio Tosto e Nicolò Ciaramella.

Non solo droga ma anche armi. La droga sarebbe girata soprattutto attraverso Gianluca Pellegrino e lo stesso Orazio Tosto. “Più volte li abbiamo sottoposti a controllo – ha proseguito il poliziotto – in un caso, Pellegrino aveva addosso una dose di cocaina già confezionata. Poi, nell’abitazione, trovammo circa seimila euro”. Ma gli imputati avrebbero avuto a disposizione anche armi. “Li abbiamo intercettati, anche quando si spostavano a bordo i automobili – ha detto il poliziotto – per le armi, c’erano Giovambattista Campo, ma anche Nunzio Alabiso, Rosario Perna, Alessandro Pellegrino, Giuseppe Di Noto, Emanuele Faraci e Gaetano Trainito”. I difensori hanno respinto la ricostruzione resa dal testimone, sostenendo che sia stata solo il prodotto di alcune intercettazioni, prive di riscontri pratici. Il poliziotto ha risposto alle domande del pm della Dda Elena Caruso e a quelle di alcuni difensori degli imputati. Il controesame delle difese proseguirà alla prossima udienza, davanti al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore, a latere Marica Marino e Silvia Passanisi. Nel pool difensivo, ci sono gli avvocati Giacomo Ventura, Flavio Sinatra, Davide Limoncello, Maurizio Scicolone, Cristina Alfieri, Francesco Enia, Carmelo Tuccio, Salvo Macrì, Filippo Spina, Raffaela Nastasi, Ignazio Raniolo, Mario Brancato, Salvatore Priola, Alessandro Del Giudice, Carlo Aiello, Salvatore Pappalaro e Antonio Impellizzeri.

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