Ciao “Grande Pres…”, il ricordo di Angelo Tuccio, l’uomo che amava alla follia Gela ed il Gela

 
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Gela. Quando era carico e di buon umore le sue telefonate partivano così. “Fabrizione… come stai?”. E da lì era un continuo scivolare di commenti, riflessioni, battute al veleno contro i “nemici” del suo Gela Calcio o di Gela. Perdonatemi se per una volta non sarà un articolo distaccato e deontologicamente corretto. Anzi, questo non è un articolo ma il mio personale ricordo di un amico, un fratello, una persona meravigliosa cui vorrò sempre bene. Angelo Tuccio era un vulcano di energia, positività, istinto da imprenditore e cuore generoso. Anche permaloso e suscettibile ma strenuo difensore della sua città. Magari tutti amassero Gela come la amava lui. Era campanilista e odiava Caltanissetta capoluogo. Lo conoscevo da ragazzino perché compagno di scuola di mio fratello. Quando prese in mano le redini del Gela Calcio lavoravo già da anni per il Giornale Di Sicilia. Ricordo nitidamente le telefonate da incazzato quando il suo Gela era in serie C e la Nissa in Eccellenza ed il giornale a volte dedicava meno spazio alla sua squadra e maggior risalto a quella inferiore. Non riuscii mai a fargli comprendere le scelte editoriali che partivano dall’odiata Caltanissetta e Palermo.

Era irruento, passionale, totale in tutto quello che faceva. La sua Eurotec era un fiore all’occhiello dell’indotto industriale. Uno dei primi esempio di impresa capace di fornire chiavi in mano ogni componente, dalla progettazione alla realizzazione e per finire alla manutenzione degli impianti. Intuitivo e geniale, avrebbe voluto portare la sua vocazione imprenditoriale nel calcio. Ed in parte c’è riuscito. Per dieci anni ha guidato la squadra nei professionisti ed ha fatto amare il Gela in tutta Italia. Prima del suo avvento per convincere un calciatore a vestire il biancazzurro ci volevano più soldi e sforzi immani. Con il suo arrivo c’era la fila di procuratori e giocatori a proporsi. Ha portato innovazioni (i tornelli al Presti, il punto ristoro per gli abbonati vip, la sala stampa e box degni di tal nome, il Rondò Veneziano ad ogni ingresso in campo). Aveva altre idee ma si scontrava sempre con la politica. Lo avevano corteggiato a lungo per convincerlo a candidarsi sindaco ma voleva fare l’imprenditore e portare il Gela in serie B. Nel fratello Carmelo aveva trovato saggezza, sostegno economico ed affettivo ed una spalla. Sono epici i suoi scontri verbali con sindaci e sedicenti assessori allo sport che pensavano solo agli spettacoli e poco allo sport.  

I suoi calciatori erano “cuccioli”, gli allenatori intoccabili. Difese strenuamente Vincenzo Cosco da tutti, noi giornalisti compresi. Non esonerò Nicola Provenza dopo una sequela di sconfitte senza precedenti pur con la piazza che contestava. Dopo ogni vittoria scendeva negli spogliatoi del Presti, chiedeva un attimo di silenzio e poi partiva con un pazzo come un capo ultrà per esultare insieme ai suoi ragazzi, che lo adoravano. Pochi secondi. Un rito che si ripeteva dopo ogni successo.

Per Angelo la ferita al cuore arrivò quando i tifosi della Boscaglia, con cui ebbe scontri anche forti sul piano ideologico e sportivo, esposero uno striscione. “Meglio l’Eccellenza che questa dirigenza”, con qualche coro di troppo che colpirono anche la moglie ed i figli che erano in tribuna.

Per capire chi era l’uomo Angelo Tuccio svelo un episodio che pochi conoscono. L’anno della rinuncia alla C1 e la scomparsa del Gela Calcio Angelo Tuccio aveva promesso un premio salvezza ai giocatori. Il Gela non esisteva più ma ad agosto chiamò i calciatori di quella stagione, già accasati in altre squadre, per pagare il premio salvezza. Quando glielo chiesi mi disse. “E secondo te… dopo 10 anni alla guida del Gela posso rovinare così la mia storia? E’ normale che mantenga le promesse. L’ho sempre fatto”.

Voleva chiudere con il calcio ma i tifosi, con cui fece pace, ed una squadra di indigeni, lo fecero ancora innamorare della sua creatura. Terza, Seconda, Prima categoria vinta a febbraio con il record di punti e senza sconfitte. I play off in Promozione e le sfide con Atletico Gela e Macchitella, lo stadio Presti con 3000 spettatori per Gela-Sancataldese e la festa finale con il Cus Palermo ed il ritorno in serie D. Chiedete a Camiolo, Mezzasalma, Ascia, Campanaro, Sammartino, Nassi, Messana e tanti altri com’era Angelo Tuccio. Chiedete a loro. Chiedetelo a Enzo Cannizzaro, ad Antonio Alabiso, a Rosario Faraci, Rosario Savasta, Carmine Donnarumma, Fofò Ammirata, Umberto Cuvato, Flavio Centamore.

Quando vide mille spettatori per un derby di Prima categoria capì… poi 2000 in Promozione, 3000 in Eccellenza. Era totalmente immerso nuovamente nel calcio. La crisi che colpì l’Eurotec dovette fargli cedere il passo. “Non andrò più allo stadio, mi fa troppo male”. Non venne al Presti per un po’ di mesi. Non voleva imbarazzare i fratelli Mendola. Sapeva di essere una figura ingombrante e non era giusto per loro rispetto. Ma si informava, ascoltava le partite in auto e ogni settimana chiamava Giovanni Martello al telefono per sapere come stavano andando “i ragazzi”. “Grande Giova’ come va?”. “Benissimo Pres…”, rispondeva Giovanni e partivano ore di chiacchierate fatte di tattica, gestione tecnica, pallonate varie.

Ci siamo incontrati l’ultima volta a fine luglio. Venne a trovarci in redazione per presentare la nuova società, Energika, spiegarmi il progetto industriale. Immaginate come è finita… a parlare di Gela Calcio. “Cavolo Angelo ma riprenditi!”. Non avevo capito niente ma forse neanche lui.

“Un maledetto virus mi ha debilitato ma devo fare gli ultimi accertamenti, fortunatamente hanno escluso cose brutte…”. Cose brutte… che invece si sono materializzate troppo presto e scoperte troppo tardi.

Ci siamo ridati appuntamento ad ottobre. Doveva presentare alla città il progetto “Energika”. Ed il Gela? Tornerai nel Gela? Un tormentone, una mia fissazione forse, ma anche la sua. “Il Gela? Se posso darò una mano alla famiglia Mendola. Resto il primo tifoso e voglio essere un loro sponsor. Fammi passare questo periodo”.

Sono felice di essere stato io ad offrirgli il caffè l’ultima volta che ci siamo incontrati. Era difficile riuscirci con lui.

Da Angelo tutti noi gelesi dovremmo prendere esempio. Amava follemente la sua città, la difendeva da tutto e tutti, così come amava la sua creatura, il Gela Calcio. Anche la sua famiglia, che adorava, lo aveva capito ed accettato.

E per usare il suo modo di esprimersi, ciao Angelo… grande Pres…”

4 Commenti

  1. Gela perde una persona perbene e non ci sono parole, sarà ricordato dai tifosi per il suo impegno e il suo Amore per la città di Gela regalandoci campionati di serie C e palcoscenici importanti. Grazie presidente. Porgo le più sentite condoglianze alla famiglia.

  2. Addio Presidente riposa in pace!!!Sei stato un grande sia per il Gela che a Gela. Mi piaceva vederti gioire al campo quando segnava il gela, e guardandoti gioivamo tutti.

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