Compensazioni indebite e frodi fiscali, in giudizio Marchese ha scelto di non parlare

 
0

Gela. E’ già stato condannato in primo grado per i fatti della maxi inchiesta “Leonessa” e in appello per quelli riconducibili al blitz “Stella cadente”. La scorsa settimana, in videocollegamento dal carcere dove è detenuto, il trentaquattrenne Rosario Marchese si è avvalso della facoltà di non rispondere. Era in programma l’esame degli imputati. L’ha comunicato, assistito dal suo legale, al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore. E’ a giudizio in uno dei tanti filoni processuali aperti a seguito di approfondimenti e verifiche sul sistema delle truffe all’erario attraverso compensazioni indebite. Insieme a lui sono a dibattimento altri coinvolti, Filippo Fici, Angelo Cialdino, Giuseppe Deni e Antonio Palena. Per i pm della procura, ci sarebbe stato un rapporto diretto tra gli imprenditori (attivi in diversi settori economici) e Marchese, proprio per il sistema delle compensazioni fiscali.

I magistrati della procura da tempo lavorano anche su questo filone investigativo, che ha già portato a diverse indagini e all’avvio di procedimenti penali. Le richieste dei pm, in questo caso, dovrebbero essere formulate il prossimo aprile, quando è stata fissata l’udienza per la discussione. Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Flavio Sinatra, Salvatore Pennica e Giovanni Bruscia.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here