Con Arancio i dem si giocano la faccia, Di Cristina vuole vincere e dimenticare la “farsa” delle primarie: “Non siamo il partito dei grandi vecchi”

 
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Gela. Sulla carta i “big” locali delle preferenze, sotto le insegne

del Pd, sono tutti, o quasi, con il deputato regionale uscente Giuseppe Arancio.

I “cacciatori” di voti a servizio di Arancio. La macchina dem si è già da tempo messa in moto alla ricerca di preferenze. La segreteria di Peppe Di Cristina punta tanto, se non tutto, sulla rielezione di Arancio, che peraltro è l’uomo voluto non solo dal segretario ma dall’intera nomenclatura del partito, almeno in città. Per i dem, non c’è nessun caso Cirignotta, il capogruppo in consiglio comunale del partito che, invece, ha scelto di sostenere il candidato crocettiano Ennio Di Pietro, in uno scontro interno al gruppone di centrosinistra che potrebbe generare strascichi, anche post elettorali. “Non vedo quale sia il problema, anzi ritengo proprio che non ci sia alcuna difficoltà – spiega Di Cristina – alla presentazione ufficiale della candidatura di Giuseppe Arancio c’erano cinque consiglieri comunali su sei, compresa il presidente del consiglio Alessandra Ascia. C’erano tutti i vertici della direzione cittadina, oltre ai Giovani Democratici. Quindi, di cosa stiamo parlando? Il Pd in città vota Giuseppe Arancio. Se qualcuno opterà per altre soluzioni, il problema sarà suo e non nostro”.

“Non è il partito dei grandi vecchi”. Di Cristina sembra non temere la diffidenza, piuttosto marcata, che la città, almeno negli ultimi tempi, ha dimostrato nei confronti dei dem. Il fardello del protocollo d’intesa di tre anni fa, firmato insieme ai manager Eni, si fa ancora sentire. Del resto, tanti potenziali elettori sono piuttosto lontani da un meccanismo partitico che, alla fine dei conti, gli mette sul tavolo quasi sempre le solite facce. “Il Pd locale vive una fase di cambiamento – dice invece Di Cristina – altro che grandi vecchi! Ci sono i Giovani Democratici che stanno facendo un lavoro eccezionale in città. Tanti di loro si avvicinano per la prima volta alla politica attiva e credono nel nostro progetto. A sostenere Arancio, arriverà anche qualche esponente nazionale”. Insomma, Di Cristina e il suo gruppo di riferimento si giocano la faccia, scommettendo tutte le fiches a disposizione su Arancio. Sono passati solo pochi mesi dalla “farsa” delle primarie per la segreteria nazionale del Pd, che fece precipitare i dem locali sull’orlo del baratro, con Di Cristina che pensò anche alle dimissioni. Quella pagina, fatta di schede contestate e seggi fantasma, con tanto d’intervento dei democratici romani che stopparono tutto, portò in superficie, anche se forse non ce n’era bisogno, tutto lo scollamento tra quelli accusati di “barare” e gli elettori che, ancora, si illudevano di poter avere voce in capitolo. La gara nel centrosinistra cittadino sarà all’ultimo voto, nonostante il loro candidato alla presidenza, il rettore palermitano Fabrizio Micari, non appaia affatto un cavallo di razza pronto a prendersi Palazzo d’Orleans. I dem si giocano la faccia, oltre alla credibilità, almeno quella rimasta.

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