“Con disturbi personalità sua salute a rischio”, chiesta scarcerazione imputato “Extra fines”

 
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Gela. E’ stato condannato, in via definitiva, a tre anni e sette mesi di reclusione, perché ritenuto attivo nel gruppo Rinzivillo che avrebbe operato a Roma, ed è in attesa della decisione su un altro filone processuale che lo vede imputato. Il cinquantenne Rosario Cattuto, nelle scorse settimane, ha chiesto di poter lasciare il carcere di Caltanissetta, dove è attualmente detenuto. Il suo legale di fiducia, l’avvocato Riccardo Balsamo, ha spiegato che i disturbi di personalità dei quali soffre lo renderebbero molto meno al riparo da eventuali patologie e in una fase come quella dell’emergenza Covid, anche nelle carceri, sarebbe opportuno sottoporlo ad una misura alternativa alla detenzione. L’istanza è stata avanzata ai giudici del tribunale di sorveglianza di Caltanissetta. Il difensore ha motivato la scelta, accompagnando l’istanza con documentazione medica. Sarà valutata dai giudici.

Cattuto è stato coinvolto nell’indagine “Extra fines”, sia per quanto riguarda il filone romano sia per quello coordinato dai pm della Dda di Caltanissetta. Dopo la condanna a tre anni e sette mesi, impostagli dai giudici della Corte d’appello di Roma che hanno rivisto al ribasso la sentenza di primo grado, è a processo davanti al collegio penale del tribunale di Gela. Secondo le contestazioni, sarebbe stato tra i fiancheggiatori del boss sessantenne Salvatore Rinzivillo.

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