Condanne inchiesta “Druso”, estorsioni a Roma: Rinzivillo a gennaio in Cassazione

 
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Gela. Nel giugno di un anno fa, i giudici della Corte d’appello di Roma rividero al ribasso le condanne imposte al boss Salvatore Rinzivillo e ai presunti fiancheggiatori, tutti coinvolti nell’inchiesta “Druso”, la costola capitolina della maxi indagine “Extra fines”. A gennaio, saranno i magistrati della Corte di Cassazione a valutare nuovamente quelle decisioni. E’ stata fissata l’udienza, dopo il deposito dei ricorsi avanzati dalle difese. A Rinzivillo, ritenuto il nuovo reggente dell’omonima famiglia di mafia, i giudici di appello imposero la condanna a dieci anni e otto mesi di reclusione, a fronte dei quindici anni e dieci mesi che gli erano stati comminati dal gup del tribunale di Roma. Il suo legale di fiducia, l’avvocato Roberto Afeltra, si è rivolto alla Cassazione, ritenendo che in realtà il sessantenne non sia mai stato a capo di una consorteria mafiosa né abbia preso il testimone dai fratelli ergastolani Antonio Rinzivillo e Crocifisso Rinzivillo. Secondo gli investigatori, invece, avrebbe ordinato la messa a posto delle titolari di un’azienda di vendita all’ingrosso di ortofrutta e di quello di un noto bar del centro di Roma. Non sarebbero mancati gli atti intimidatori e le minacce. Assolto, invece, Giovanni Ventura, che in primo grado era stato condannato a tre anni e otto mesi. Condanna ridotta a Rosario Cattuto, tre anni e sette mesi di reclusione, mentre il gup gli aveva imposto quattro anni e due mesi. La difesa, sostenuta dall’avvocato Riccardo Balsamo, ha escluso un suo coinvolgimento nel clan, sottolineando l’assenza di elementi d’accusa concreti (sulla scorta delle decisione di appello non è stato formalizzato ricorso in Cassazione). Condanne ridotte anche a Paolo Rosa (sei anni e sei mesi rispetto ai sette anni e otto mesi di primo grado), Angelo Golino (quattro anni e sei mesi a fronte dei sei anni e otto mesi di primo grado) e al carabiniere Cristiano Petrone (tre anni e sei mesi rispetto ai quattro anni e sei mesi decisi dal gup). Sia in primo che in secondo grado è stato assolto un altro imputato, si tratta di Francesco Maiorano.

I giudici della Corte d’appello di Roma confermarono il diritto al risarcimento dei danni, riconosciuto alle parti civili. In giudizio, si sono costituiti gli esercenti che sarebbero stati taglieggiati (rappresentati dall’avvocato Piergerardo Santoro), l’associazione antiracket “Gaetano Giordano” e la Fai (con il legale Giuseppe Panebianco). Sarà la Cassazione a ritornare sulle sentenze, mentre sono in corso i procedimenti scaturiti da altri filoni della stessa indagine. Rinzivillo, anche se non in via definitiva, è già stato condannato anche dal gup del tribunale di Caltanissetta, a venti anni di detenzione.

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