Contagio da Covid avanza, prefetto-sindaci: “Esercito e piazze chiuse”

 
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I militari durante controlli in corso Aldisio

Gela. I numeri del contagio da Covid, in città e nel resto del territorio provinciale, hanno spinto ieri il prefetto Cosima Di Stani a convocare forze dell’ordine, sindaci e manager Asp. E’ stato confermato l’intervento, ancora più massiccio, dei militari dell’esercito, impegnati nell’operazione “strade sicure”. Del confronto in videoconferenza ha approfittato proprio il prefetto per indicare come l’ultimo Dpcm preveda la possibilità di chiudere o contingentare l’accesso ad aree pubbliche, altrimenti difficilmente controllabili. Si tratta di zone delle città dove si concentrano normalmente più persone, senza un vero distanziamento sociale. Il sindaco di Niscemi, anche al prefetto, ha spiegato di aver già ordinato la chiusura di alcune zone di questo tipo. In città, dopo il riavvio di martedì, bisognerà capire se il mercato settimanale (che ha già incassato il parere contrario delle commissioni sanità e sviluppo economico) potrà proseguire anche la prossima settimana.

“A tale riguardo, è stato fatto presente che l’eventuale applicazione della misura dell’interdizione di strade o piazze – si legge in una nota rilasciata dalla prefettura – può avvenire anche attraverso un contingentamento degli accessi secondo un principio di proporzionalità”. Alla riunione tecnica di coordinamento, presieduta dal prefetto Cosima Di Stani, hanno partecipato il questore, il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, il comandante provinciale della Guardia di finanza, i sindaci e rappresentanti dei Comuni di Caltanissetta, Gela, Niscemi e San Cataldo e i vertici dell’Asp. In questa fase, viene monitorata soprattutto la situazione di Comuni come Gela, Niscemi e Caltanissetta. In base ai dati forniti da Asp, in provincia (fino a ieri) erano 1106 i positivi al Covid. 1045 in isolamento domiciliare, 53 ricoverati e 8 in terapia intensiva. Si tenta di adottare misure di attenuazione del contagio, anche per evitare che le strutture sanitarie non riescano più a fornire supporto, qualora i numeri diventassero ancora più preoccupanti.

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