Contatti tra i licenziati Turco e le altre aziende: sindacati, “gli 11 milioni della Regione non bastano”

 
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Gli ex operai Turco hanno protestato anche davanti Palazzo di Città

Gela. Mentre continuano i presidi e le proteste degli operai della Turco Costruzioni (ai quali sono stati da tempo notificati trentasei provvedimenti di licenziamento), gli incontri si susseguono. Lunedì potrebbe essere una giornata importante, almeno nel tentativo di capire se la serrata e i sit-in proseguiranno. Nel tardo pomeriggio di oggi, un vertice informale tra i confederali di Cgil, Cisl e Uil e i segretari di categoria, a cominciare da edili e metalmeccanici. Una cosa è certa, tutti concordano sul fatto che i trentasei licenziati debbano essere ricollocati nell’organigramma di altre aziende. Solo a quel punto arriverà lo stop alla protesta. Da quanto trapela, i licenziati della Turco avrebbero iniziato ad avere contatti con i responsabili di aziende dell’indotto. Non ci sono ancora scelte sull’eventuale assunzione, ma il primo passo sarebbe stato mosso. Quelli della triade e l’Ugl stanno supportando la protesta, che questa mattina è arrivata fin davanti all’ingresso del municipio. I lavoratori dell’indotto, però, attendono di poter rientrare in fabbrica, dopo praticamente due settimane di stop. Se la vicenda degli operai Turco non si sbloccasse, allora gli animi potrebbero inasprirsi.

I soldi per l’accordo di programma. Le segreterie di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, allo stesso tempo, sono unite nel sostenere che una prima tranche di finanziamenti decisi a Palermo (in queste ore si è materializzato uno “Sblocca Gela” da circa undici milioni di euro) può essere utile solo come gesto di “buona volontà”, ma il presidente Nello Musumeci deve dare risposte chiare sul grosso degli stanziamenti. C’è bisogno di coprire l’accordo di programma, che solo in questo modo potrà dare un senso all’area di crisi complessa. La soglia che l’amministrazione comunale ma anche le organizzazioni sindacali si attendono ruoterebbe intorno a trecento milioni di euro, sulla scia di quanto assegnato dall’ex giunta Crocetta per l’accordo di programma di Termini Imerese, successivo alla dismissione di Fiat.

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