Contrasto al debito pubblico con l’austerity, a rischio posti di lavoro

 
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Come asserisce il docente universitario Alessandro Morselli , in una sua nota, l’Italia ha ratificato a livello Europeo il fiscal compact, cioè la possibilità di portare il debito pubblico al 60 % del PIL entro 20 anni.
Questo significa pagare sistematicamente per venti anni consecutivi 45 miliardi di euro, con una politica di tagli alla spesa pubblica che contrae lo sviluppo economico del nostro Paese. I grande economista Keynes sostiene che la contrazione della spesa pubblica porta inevitabilmente a ripercuotersi sulla domanda aggregata e sulla produzione. La politica dell’austerity porta conseguentemente alla perdita di posti di lavoro e all’inflazione del sistema economico nazionale. In occasione del referendum indetto dai Lombardi e Veneti per l’autonomia delle due regioni, visto che non sono sazi per tutti i furti operati da 160 anni ad oggi e del piano Marshall, vogliono l’autonomia per non regalare niente al meridione parassita. Il professore Armao vuole trovare l’occasione per fare ripartire la Sicilia dopo gli accordi di svendita fatti dagli onorevoli Crocetta- Baccei allo stato Italiano. Mi sono chiesto, il debito pubblico chi l’ha generato? Fino al 1860 i Borboni non avevano debito pubblico, questo comincia a incrementarsi dopo l’unificazione ad opera delle politiche sbagliate dei Savoia. Da quel momento entra la colonizzazione dei nordisti e tutte le spese pubbliche vengono dirottate al nord della nostra amata patria. A titolo di esempio, vogliamo ricordare agli scettici che le autostrade sono state costruite da Roma in su, le ferrovie la stessa cosa, le università, gli aeroporti. gli ospedali , tutte l’eccellenze , comprese banche e assicurazioni. Al meridione sono rimaste le briciole e oggi le regioni del nord vogliono maggiore autonomia per rubare in maniera legalizzata. Giustamente asserisce l’on. Silvio Berlusconi che bisogna dare maggiore autonomia alla regioni Lombardia e Veneto che sono il carro trainante di questa Italia di parassiti.(parassiti è stato aggiunto da me). Altro inciso importante: chi ha occasione di ascoltare i telegiornali, sente parlare del traffico e del viaggiare informati e tutto questo si ferma tra Roma e Napoli, praticamente dell’Italia che viaggia. Noi meridionali e siciliani in particolare non viaggiamo, ma abbiamo avuto uno statuto speciale, che i nostri governanti hanno svilito nella maniera più vergognosa senza riuscire a trarre il minimo vantaggio, anzi snaturando letteralmente i nostri privilegi . Il divario tra nord e sud, generato dai colonizzatori, dopo 150 anni è più marcato e oggi il prof. Armao propone l’attuazione statutaria dell‘art. 37 che obbliga le imprese che non hanno sede in Sicilia, ma che operano nell’isola, a versare i contributi nella stessa isola. Questa operazione farebbe diminuire i soldi dei Lombardo Veneti che incassano da tutte le imprese che operano fuori del loro territorio.

Ma i nostri politici a partire da Aldisio che (nel lontano 1950 , allora ministro dei lavori pubblici propose una chiusura degli investimenti pubblici nel meridione, perché tutto ciò che era necessario al nord per il meridione era superfluo), a finire da Crocetta che è stato solo interessato a cercare gli evasori fiscali e a chiudere le attività produttive nel meridione, questo quello che lui stesso asserisce in una trasmissione televisiva. Le iniziative meridionalistiche che nascono in prossimità di elezioni politiche, a mio parere, sono solo strumentali e non portano a niente di positivo. Oggi ci rimangono da valutare solo gli interrogativi del prof. Alessandro Morselli: quali prospettive per un paese che vive la crisi del petrolchimico? La crisi del settore agricolo? E’ grazie all’approvazione del fiscal compact e alla politica di austerity, iniziata dal governo Monti,sicuramente all’orizzonte non si ravvisano prospettive di investimento per questo Paese. Forse in questo momento, conviene applicare, sempre come asserisce il Morselli, su scala mondiale, gli strumenti applicati entro gli stati nazione, vale a dire uno stato Keynesiano a livello planetario. Il sogno sembra utopistico ma possibile e fattibile in un sistema economico serio.

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