Crisi idrica, maggioranza Greco senza numeri: non passa documento finale

 
2
Conti durante il consiglio monotematico sulla crisi idrica

Gela. Una seduta nata male e finita peggio, almeno per la maggioranza del sindaco Lucio Greco, rimasta senza i numeri necessari per approvare il documento finale, che tra le altre cose prevedeva la costituzione di un gruppo di lavoro per individuare le modifiche principali da apportare alla nuova convenzione sul servizio. Il consiglio comunale monotematico sulla crisi idrica, voluto sia da esponenti pro-Greco che dall’opposizione, si è rivelato un clamoroso scivolone politico per l’avvocato, rimasto con nove fedelissimi (compreso il presidente dell’assise civica Salvatore Sammito), pronti a dire sì al documento finale. Senza numero legale, tutto è stato vano. L’esordio non era stato dei migliori. Né i manager di Caltaqua né quelli di Siciliacque hanno ritenuto di doversi presentare in aula. Davanti all’assise civica, c’era invece il presidente della nuova Assemblea territoriale idrica Massimiliano Conti. Il sindaco di Niscemi ha fatto chiaramente capire che ad oggi la priorità non è la risoluzione del contratto per inadempimento. “Significherebbe perdere almeno sessanta milioni di euro di parte pubblica per la progettazione – ha detto – ormai, non bisogna più pensare a quello che ha stabilito la commissione tecnica. Siamo in una fase successiva e con la firma della convezione tra Ato Cl6 e Ati, si rafforza una governance che da anni non c’era più stata. Anche la politica deve tornare a dettare la linea. Penso sia indispensabile, invece, partire dall’applicazione delle penali, mai imposte per i disservizi. Sono norme di legge che vanno attuate, con sanzioni fino a 300 mila euro nei casi di fermo del servizio idrico per oltre ventiquattro ore consecutive. Possiamo anche gestire i debiti e i lodi”. L’elenco degli interventi dei consiglieri è stato lungo. Dai proponenti della seduta (tra questi i consiglieri di “Libera-mente”, Pd, “Avanti Gela” e Fratelli d’Italia), alla grillina Virginia Farruggia, passando per i leghisti, l’indipendente Paola Giudice, ma anche i consiglieri di “Una Buona Idea”, Rosario Trainito, il forzista Luigi Di Dio e l’esponente Udc Salvatore Incardona, tutti hanno avanzato una serie di richieste, nel tentativo di venire a capo di una vertenza, che da anni rimane aperta. Penali che non vengono attuate, sistemi di depurazione e sollevamento che non sono affatto efficienti, sversamenti, bollette “d’oro” e tariffe alle stelle, sono solo alcune delle note dolenti denunciate dagli utenti e fatte proprie dall’assise civica.

Se il presidente Conti è stato piuttosto cauto nell’avanzare la soluzione dello scioglimento anticipato del contratto (comunque previsto nelle nuove intese), l’avvocato Lucio Greco si è dimostrato più risoluto. “La città continua a subire angherie – ha detto anche rivolgendosi al sindaco di Niscemi – ci sono ancora tanti disservizi che non sono stati risolti. Dobbiamo essere chiari e a nessuno è consentito di parlare in politichese. Dobbiamo indicare le soluzioni percorribili. Bisogna sapere se ci sono le condizioni per la risoluzione del contratto”. Il sindaco, anche da un punto di vista di ritorno politico, punta parecchio sulla vertenza idrica, che è stata un suo cavallo di battaglia quando era fuori dal municipio. Ma tra i suoi ci sono nervi scoperti che l’opposizione è riuscita a toccare. Durante l’intera seduta, lo scontro a distanza, con parole sempre più taglienti, è stato ancora una volta tra Greco e il capogruppo di “Avanti Gela” Salvatore Scerra. Il primo cittadino mal sopporta le incursioni politiche di Scerra, che anche durante il dibattito è tornato a contestare una strategia dell’amministrazione, che non starebbe sortendo effetti rispetto al servizio idrico. L’avvocato, secondo il consigliere di opposizione, non starebbe più usando il piglio di sfida verso Caltaqua, che invece lo aveva contraddistinto fuori dal municipio. “Ad oggi – ha detto Scerra – non sappiamo quale sia la vera posizione del sindaco”. L’avvocato ha controbattuto dicendosi infastidito dall’insistenza di “qualche consigliere”, che agirebbe in maniera strumentale e a difesa di interessi personali. La scia dell’opposizione, questa volta, l’hanno seguita sia i dem che i consiglieri di “Libera-mente”. Vincenzo Casciana e Pierpaolo Grisanti hanno lasciato l’aula al momento del voto sul documento finale. Stessa decisione assunta dai consiglieri di “Avanti Gela”, Pd, Fratelli d’Italia, Lega e Movimento cinquestelle. Grisanti ha spiegato che il gruppo non ha condiviso i contenuti “generici” del documento di maggioranza, che non sarebbe stato concordato. “Libera-mente” è sempre più distante dal sindaco e i numeri dell’avvocato si fanno preoccupanti. Solo nove voti a favore del documento finale (proposto dalla maggioranza), che non è passato per assenza del numero legale. Greco, piuttosto contrariato, ha lasciato l’aula e dovrà tentare di capire se la frangia critica della sua coalizione sia ancora con lui. I numeri registrati in aula lasciano pochi spiragli all’immaginazione politica. A favore del documento si sono espressi Davide Sincero e Rosario Faraci di “Una Buona Idea”, Rosario Trainito e Giuseppe Morselli di “Un’Altra Gela”, Vincenzo Cascino, Valeria Caci, il centrista Salvatore Incardona e il forzista Luigi Di Dio. “La città perde di nuovo – ha detto Incardona dell’Udc – chi è uscito dall’aula, ora lo spieghi nelle interviste”. L’azzurro Di Dio ha parlato di comportamenti “puerili”. “Evidentemente, chi ha perso il ricorso non si è ancora rassegnato”, ha detto il capogruppo di “Un’Altra Gela” Giuseppe Morselli. Il sindaco dovrà tentare di non perdere altri consiglieri, dopo quanto accaduto con i dem. Gestire una maggioranza, che si è sgretolata come niente fosse, sarà ancora più difficile, dato che molti guardano all’assessorato lasciato libero dai dem. L’opposizione, invece, ha fatto filotto, organizzando una risposta politica a Greco, che questa volta è stata condivisa da consiglieri di maggioranza (“Libera-mente”) e da pezzi importanti come gli esponenti del Pd. Nessuna garanzia in bianco a Greco e questo vale anche per l’acqua, mentre la città si accontenterebbe di averla ogni giorno e a qualsiasi ora.

2 Commenti

  1. Lo spessore dei politicanti gelesi si vede in queste situazioni, quando si parla del bene pubblico (tante volte evocato, ma mai applicato). Gela ha un sistema di sollevamento delle acque inadeguato, ciò porta lo sversamento sul lungomare e il conseguente divieto di balneazione sulle sabbie d’oro. I Gelesi utilizzano l’acqua solo ai fini igienici, l’acqua nn è potabile neanche per cucinare e la paghiamo quanto nel ricco Nord est ( dove la bevono). L’acqua, nei casi migliori, arriva ogni 3 giorni. I gelesi sono costretti, oltre al danno la beffa, spendere danari per l’acquisto e manutenzione di vasche per l’approvvigionamento.. Allora chiedo ai politici gelesi, sperando che qualcuno risponda, di smentirmi. Perché se nn smentiscono nn capisco perché abbandona l’aula con questi giochi e giochini da Prima Repubblica. Ricordatevi ogni tanto cosa significa POLIS
    Buona giornata

  2. Parlate parlate.. Intanto i cittadini pagano bollette come se dai rubinetti uscisse prosecco, comprano casse d’acqua per vari usi e centinaia di euro di autobotti….. Vergogna.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here