Cuffaro in città per il suo saggio, “non parlo di politica…il processo? Non ho mai aiutato la mafia”

 
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Gela. “Crocetta? Di politica non parlo più. Sicuramente avrò fatto degli errori ma ribadisco di non aver mai agevolato la mafia”.

“Il processo? Appartiene alla mia coscienza…”. L’ex presidente della Regione Totò Cuffaro è arrivato nella tarda mattinata al teatro “Eschilo” per presentare il suo ultimo saggio, “L’uomo è un mendicante che crede di essere un re”. “Perché l’ho scritto? Per il semplice motivo – spiega – che, quando le porte del carcere di Rebibbia si chiusero, capii di essere davanti ad una nuova vita. Troppo spesso, i detenuti sono semplici corpi e non vengono trattati per quello che realmente sono, ovvero persone”. Lo stesso Cuffaro ha ribadito che, dal prossimo 30 maggio, raggiungerà il Burundi per prestare servizio all’interno di una struttura ospedaliera fatta costruire, negli scorsi anni, anche attraverso fondi regionali della cooperazione. “Purtroppo – aggiunge – tutto ciò che mi è successo si lega ad un mio difetto, quello di preferire il contatto diretto con le persone piuttosto che le interviste o le comparsate in tv. Il mio processo? Non ne voglio più parlare, appartiene alla mia coscienza e a quella di chi mi conosce profondamente”. L’ex presidente ha spiegato alla platea tutto ciò che lo ha condotto a scrivere un saggio di riflessione sulla condizione carceraria in Italia.

Cuffaro come London. “A tratti – ha precisato il presidente della Camera penale “Eschilo”, l’avvocato Giacomo Ventura – mi è sembrato d’imbattermi in uno stile molto simile a quello del Jack London di “Vagabondo delle stelle”. Cuffaro descrive ciò che ha vissuto utilizzando personaggi che ne delineano dettagliatamente la condizione esistenziale di quei lunghi anni”.

“Balate e le piccole case circondariali non vanno chiuse”. Tra i relatori, anche l’esponente dei Radicali italiani Rita Bernardini che ha ribadito l’assoluta emergenza ancora in atto tra i penitenziari della penisola. “Sono pochissimi, per non dire probabilmente solo uno, quei penitenziari – ha spiegato – dove si applicano i protocolli legati soprattutto al reinserimento dei detenuti. L’emergenza non si conclude con la riduzione della popolazione carceraria. Cuffaro? L’ho conosciuto a Rebibbia come detenuto. Le piccole case circondariali come quella di Balate vanno salvaguardate. Bisogna investire meno negli stipendi dei funzionari e molto di più nel finanziamento di attività di reinserimento sociale”.
    

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