Denunciato da imprenditore, presunte estorsioni mafiose nei subappalti Nuovo Pignone: assolto Monachella

 
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Massa. “Il fatto non sussiste”. Cadono tutte le accuse che i pm della Direzione distrettuale antimafia di Genova muovevano all’operaio gelese Bartolomeo Monachella. Al termine di un’indagine, avviata dopo la denuncia dell’imprenditore Cristoforo Palmieri, venne accusato di aver imposto un’estorsione per conto della stidda. In quel periodo, era stato assunto dalla Soces di Palmieri, impegnata nei subappalti alla Nuovo Pignone, con cantieri anche a Massa, in Toscana. Oltre allo stipendio mensile, avrebbe preteso soldi per la famiglia di mafia. Una ricostruzione che i pm della Dda ligure hanno confermato davanti al collegio penale del tribunale di Massa, chiedendo la condanna a dieci anni di reclusione. Secondo gli investigatori, i clan avevano avuto la capacità di infiltrarsi nel sistema dei cantieri. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, però, sono emersi particolari che probabilmente hanno convinto il collegio penale ad emettere un verdetto di assoluzione. La difesa dell’operaio, sostenuta dall’avvocato Rocco Guarnaccia, è stata sempre ferma nel respingere qualsiasi cntestazione. Monachella avrebbe solo chiesto di essere pagato per il lavoro svolto. La denuncia dell’imprenditore, secondo il legale, sarebbe stata una sorta di ritorsione.

L’imputato, durante il periodo nei subappalti di Nuovo Pignone, avrebbe segnalato presunte anomalie nei lavori, addirittura con il sospetto che potesse esserci un accordo tra Palmieri e un capocantiere, probabilmente per tentare di trarre maggiori profitti dall’appalto. Altri dipendenti, chiamati a testimoniare, hanno dichiarato di non aver mai nutrito sospetti sul conto di Monachella o su presunte minacce che avrebbe rivolto al titolare della Soces. Tutti elementi che hanno fatto breccia, convincendo il collegio ad emettere una decisione favorevole all’operaio, che ha sempre sostenuto di aver lavorato regolarmente in quei cantieri.

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