Discarica in mare di rifiuti pericolosi, chiesto rinvio a giudizio per cinque dirigenti Eni

 
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Per la procura si sarebbe trattato di smaltimento di rifiuti speciali

Gela. La fabbrica Eni è ritenuta responsabile della discarica abusiva individuata nei fondali della diga Foranea.

Secondo i militari della capitaneria di porto, sarebbero stati abbandonati in mare fusti contenenti ignoto materiale solido, tubazioni per ponteggi, spezzoni di linee e condotte.

Per questo motivo la procura, diretta da Fernando Asaro, ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque dirigenti della Raffineria del colosso energetico Eni.

I vertici del cane a sei zampe sono chiamati a rispondere dell’accusa di inquinamento ambientale e gestione illecita di rifiuti.

Le indagini subacquee, effettuate dalla sezione di polizia giudiziaria della procura e dal terzo nucleo operatori subacquei della capitaneria di porto, hanno permesso di individuare una quantità ingente di rifiuti solidi di vario genere, “anche di natura pericolosa”, come nel caso del materiale contenuto in alcuni fusti metallici semi sommersi nei fondali marini.

La procura, in particolare, contesta ai cinque indagati di Eni il nuovo reato di inquinamento ambientale, introdotto dalla nuova legge (n 68/2015) sugli ecoreati.

Nei fondali i sommozzatori hanno accertato la presenza di una discarica caratterizzata da materiale incustodito legato presumibilmente all’attività della fabbrica Eni, come agglomerati di impalcature, spezzoni di linee e condotte oltre a tubazioni per ponteggi.

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