Documenti contabili e testimoni contro il sequestro, “i beni di Consiglio non c’entrano con la mafia”

 
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Gela. Una vasta documentazione contabile per dimostrare che i beni immobili e i conti corrente intestati all’ambulante Rosario Consiglio non hanno alcuna provenienza illecita o legata ad una presunta appartenenza mafiosa dell’uomo.

Una vasta documentazione per provare l’origine dei beni. E’ stato il suo legale di fiducia, l’avvocato Salvo Macrì, a produrre la documentazione davanti ai giudici del tribunale delle misure di prevenzione di Caltanissetta. Un appartamento in via Monfalcone e una proprietà terriera nella zona di Settefarine vennero sequestrati a Consiglio lo scorso luglio. Secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, l’ambulante sarebbe molto vicino al boss Peppe Alferi, attualmente detenuto in regime di carcere duro. Il sequestro si estese a conti corrente, carte postepay e buoni fruttiferi per un valore di circa mezzo milione di euro. La difesa, però, contesta il provvedimento, escludendo che Consiglio sia mai stato legato ai gruppi criminali della città. I beni sequestrati sarebbero solo il prodotto di una lunghissima attività lavorativa, iniziata prima di raggiungere la maggiore età. Non a caso, proprio l’avvocato Macrì ha scelto di chiedere non solo l’acquisizione dei faldoni contabili ma anche l’esame di una ventina di testimoni. Uno di questi verrà sentito già alla prossima udienza. Sull’acquisizione dei documenti fiscali e contabili, invece, i giudici nisseni si sono riservati di decidere. All’inizio del procedimento, la difesa chiese di autorizzare l’effettuazione di una perizia contabile proprio con l’obiettivo di valutare l’origine dei guadagni e dei beni intestati all’ambulante e ai suoi familiari.

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