Donne meridionali stuprate dagli “alleati”, orrore condonato da “crimini di guerra”

 
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Gela. Sono fatti che accaddero il mese di maggio del 1944, dopo la conquista di Montecassino e mentre le forze alleate salivano dalla Sicilia per liberare il resto dell’Italia del nord ancora dominata dai nazifascisti, quest’Italia del sud liberata per la seconda volta dalle forze alleate angloamericane, Francesi, neozelandesi, marocchini e forze coloniale, nel 1860, per la prima volta dai Piemontesi, solamente per invadere un territorio europeo senza dichiarazione di guerra.

Queste forze coloniali, dopo avere vinto e sconfitto i tedeschi nella provincia di Frosinone, furono lasciati liberi per saccheggiare il territorio, che prima dell’unità d’Italia, faceva parte del regno delle due Sicilie.

In Ciociaria, nel 1861, agiva il brigante Luigi Alonzi, detto Chiavone di Sora, tra le vittime del brigantaggio post unitario, ci furono molte progenitrici di quelle donne stuprate dalle forze alleate del 1944.

Le donne che ebbero rapporti violenti con i piemontesi, furono definite “drude” ed è proprio in quel territorio della provincia di Frosinone che si verificarono i maggiori stupri di donne da parte dei marocchini, inseriti nelle forze francesi.

Il buonismo delle forze alleate si dimostra nell’avere sganciato pioggia di bombe su migliaia di civili inermi, mentre l’Italia si era già schierata al loro fianco dopo l’8 settembre del 1943 e i tedeschi massacravano in rappresaglie spietate gli Italiani, ritenendoli a ragione traditori e inaffidabili.

Vogliamo ritornare alla invasione dei lanzichenecchi voluta dai nostri liberatori Anglo Americani, Francesi con forze coloniali prima in Sicilia, Ciociaria e Campania e mettere in evidenza il grande spirito democratico che aveva animato questi nostri santi liberatori.

Per la consulta di questi documenti, dobbiamo attendere il 2047, quando ormai la storia degli ipocriti storici Italiana sarà declassata definitivamente e relegati nell’oblio le sofferenze di migliaia di donne meridionali.

Così, gli stupri, le violenze, le malattie veneree, i drammi personali, finiranno per diventare ricordi ed esperienze psicologiche individuali, senza possibilità di nessuna giustizia.

Così la Francia non verrà processata e noi umili servitori possiamo continuare ad osannare i nostri massacratori.

Un tentativo di richiesta di risarcimento danni, fu intrapresa dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che si chiuse con un nulla di fatto.

Nel 2008 il Consiglio di sicurezza dell’Onu approvò una delibera dove gli stupri, le violenze sessuali, commessi durante la guerra, sono considerati “crimini di guerra”, ma le donne Siciliane, le donne della Ciociaria e della Campania non hanno  potuto godere di quel trattamento perché defunte.

Quando accadde nel 1943 in Sicilia e nel 1944 in Ciociaria e Campania durante la seconda guerra mondiale ad opera dei nostri liberatori, rappresenta il simbolo esemplificativo di come il sud sia stato calpestato e violato durante queste tragiche tragedie della storia dell’umanità.

La lezione che il Generale Patton impartì ai suoi uomini, prima dello sbarco in Sicilia, fu chiara e precisa; “kill, kill, and kill some more”, massacrare e uccidere senza pietà, questo andava urlando il generale ai suoi uomini prima dello sbarco, senza escludere i prigioniere, perché diventavano un intralcio.

Disse chiaramente; “se vedete che il nemico vuole arrendersi, oh no! Quel bastardo deve morire! Dovete ucciderlo.

Infilzatelo tra la terza e la quarta costola. Dovete avere l’istinto assassino. Si, conserveremo la fama di assassini e gli assassini sono immortali”.

L’applicazione di questo sano principio democratico che ha animato i nostri liberatori, viene applicato nei vari aeroporti Siciliani, dove i morti non si contano.

Ad Acate, provincia di Ragusa, il podestà Giuseppe Mangano con il fratello Ernesto e suo figlio Valerio di appena diciassette anni, la moglie Melina on altre due donne del gruppo, furono letteralmente massacrati e fucilate senza pietà e senza processo. All’aeroporto San Pietro a sud di Caltagirone erano rimaste poche persone a difendere la postazione che ai primi spari delle forze americane si arresero, furono trattati malissimo e furono trafugati di tutto, orologi, collanine e di quanto avevano addosso, poi incolonnati,  furono allontanati per pochi e metri, quando i militari Americani cominciarono a sparare, si trattava di soldati tedeschi e italiani, due riuscirono a fuggire per le campagna di Caltagirone in mezzo a degli aranceti, complessivamente nel presidio vi erano circa 50 militari e i corpi allineati, furono notati da un ufficiale americano che rivestiva la carica di sacerdote che denunciò l’accaduto.

I nostri storici prezzolati, non hanno mai parlato dei morti dell’esercito Italiano uccisi nelle campagne di Gela e in particolare nel tratto Gela-Vittoria dove esistevano per la riforma agraria, molti appezzamenti di terreno forniti di case per l’abitazione. Il diritto è salvo, w l’Italia dei liberatori:

Fonte Gigi Di Fiore “Controstoria della Liberazione”

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