Duello Lega-Pd, Alabiso ai dem: “Chiedere scusa? In 30 anni hanno causato solo danni”

 
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Alabiso respinge le accuse del Pd

Gela. Leghisti e dem, dopo l’uscita del Pd dalla giunta Greco, sono arrivati ad uno scontro aperto. I salviniani, con il consigliere comunale Emanuele Alabiso, hanno duramente contestato l’atteggiamento dem, ritenendo che il neo segretario provinciale Peppe Di Cristina e i suoi debbano chiedere scusa alla città. Dalla sponda democratica, invece, sono arrivati strali sui rapporti politici tra Alabiso e il parlamentare nazionale Alessandro Pagano, “notoriamente amico della città”. Secondo gli esponenti locali del Pd, le scuse alla città dovrebbero essere poste dal consigliere e dai suoi riferimenti politici. “Dobbiamo chiedere scusa? Di cosa? Di certo non posso chiedere scusa per tutti i danni che hanno causato in questi trent’anni, “premiati” dai cittadini alle ultime elezioni. Camuffati in una lista civica che non sono riusciti neanche a completare, dal trenta per cento sono arrivati al sei per cento – dice Alabiso commentando i risultati elettorali del Pd in città – ricordo una calda giornata di agosto, quando in città arrivò in pompa magna il loro leader dalla Toscana e ci disse che la raffineria non avrebbe dismesso le attività, salvo averlo dimenticato subito dopo aver superato Manfria”.

Alabiso passa in rassegna il peso politico e istituzionale che il Pd ha avuto negli anni, senza però arrivare a risultati concreti per la città. “Abbiamo avuto gelesi del Pd che hanno ricoperto tutte le cariche più importanti. Potevano far diventare questa città fondamentale in Sicilia. Sindaci, presidenti di Provincia, deputati, europarlamentari e come ciliegina sulla torta anche il presidente della Regione. Risultato finale, zero. Anzi – conclude – pure disprezzati per essere la città dei professionisti dell’antimafia. E loro danno la colpa agli altri. Che pena!”. Uno sfida politica che si è aperta tra due gruppi che in consiglio comunale si potrebbero a breve trovare insieme tra i banchi di opposizione alla giunta.

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