Emergenza infinita nell’indotto Eni, Eurocoop taglia: mobilità per cinquantacinque dipendenti

 
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Gela. I vertici aziendali della società Eurocoop, da alcuni anni impegnata nell’indotto della fabbrica Eni dopo il fallimento della cooperativa Comeco, hanno rotto gli indugi. L’azienda è da tempo fuori dal ciclo produttivo della raffineria. E’ stata avviata, infatti, la procedura di mobilità per un totale di cinquantacinque dipendenti. Nel calcolo rientrano anche alcuni impiegati utilizzati nella sede catanese del gruppo. La stragrande maggioranza dei destinatari della procedura, preliminare al licenziamento, invece, sono stati in servizio tra gli impianti della raffineria di contrada Piana del Signore. Un nuovo macigno occupazionale, quindi, durante la fase di riconversione della raffineria Eni in green refinery. Da tempo, gli operai erano sotto regime di cassa integrazione a causa proprio dell’uscita dell’azienda dal ciclo produttivo dello stabilimento della multinazionale. Un ramo della società, peraltro, è attualmente sotto amministrazione giudiziaria a causa dell’inchiesta penale che ha coinvolto alcuni degli amministratori del gruppo. Adesso, però, il baratro del definitivo licenziamento si para davanti agli operai che, da mesi, hanno difficoltà anche a ricevere le spettanze della cassa integrazione. La comunicazione ufficiale sarebbe stata notificata anche ai segretari provinciali di Fiom, Fim e Uilm. A questo punto, dovrebbero essere proprio Orazio Gauci, Angelo Sardella e Nicola Calabrese a valutare l’azione della società. Non è da escludere che la procedura di mobilità, come già capitato nel caso degli oltre cento dipendenti tagliati da Smim, possa essere respinta. Nelle scorse settimane, peraltro, era maturata l’ipotesi dell’acquisito di un ramo d’azienda da parte di un gruppo locale. Allo stato attuale, però, non ci sarebbe una conclusione effettiva dell’eventuale passaggio. In più occasioni, delegazioni di operai Eurocoop hanno cercato di chiedere delucidazioni sia ai funzionari della prefettura di Caltanissetta che a quelli dell’Inps. Ora, si trovano a fronteggiare una nuova emergenza.

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