Era vicino alle famiglie di Cosa nostra, condannato l’imprenditore Missuto: nove anni e sei mesi

 
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Gela. Vicino alle famiglie mafiose. Così, è scattata la condanna in primo grado per l’imprenditore Sandro Missuto . Vittima o consapevole? Nove anni e sei mesi di detenzione comminati a suo carico dal collegio del tribunale presieduto dal giudice Veronica Vaccaro, affiancata dalle colleghe Ersilia Guzzetta e Silvia Passanisi. A chiederne la condanna, a conclusione della sua requisitoria, è stato il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta Onelio Dodero. Il pm ha chiesto di condannarlo a nove anni di detenzione. “Missuto è stato un imprenditore amico dei mafiosi – ha spiegato il pm – certamente, non è stato una vittima”. Al centro dell’inchiesta che condusse, nel 2009, all’arresto dell’imprenditore, diversi appalti compreso quello per la costruzione della diga Disueri. “Quest’imprenditore e la sua famiglia – hanno ribattuto i difensori Boris Pastorello e Walter Rapisarda – sono stati abbandonati. Chi non pagava ai clan, non poteva lavorare. Missuto è stato costretto a scendere a patti per evitare danni e non perdere i lavori avuti in subappalto dalla Safab, azienda che sapeva tutto e adesso chiede un risarcimento danni. Uno scandalo!”. Di reciproci vantaggi ottenuti dall’imputato e dai clan locali, inoltre, ha parlato il pm Dodero. Il diritto al risarcimento dei danni è stato riconosciuto a diverse aziende costituite parti civili e che sarebbero finite sotto la pressione dei clan. Erano rappresentate dagli avvocati Nicoletta Cauchi, Vittorio Giardino e Fabio Fargetta. La confisca di quote aziendali delle società Icam e Igm, per un totale di 114 mila euro, è stato disposto proprio dal tribunale.

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