Estorsioni dei clan niscemesi, pagavano anche gli imprenditori gelesi dei rifiuti

 
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Gela. Stidda e Cosa nostra niscemesi per anni avrebbero imposto estorsioni a tappeto. Introiti sarebbero riusciti ad averli anche mettendo a posto le aziende che operavano nel servizio rifiuti, soprattutto quelle gelesi. Davanti al gup del tribunale di Catania, sono stati chiesti rinvii a giudizio per la gran parte degli imputati, tutti ritenuti affiliati ai clan. Sono quattordici, in totale. Secondo gli inquirenti, i clan non avrebbero tralasciato nulla. Dai rifiuti ad altri appalti pubblici, come la manutenzione delle strade, fino ad attività commerciali e supermercati, tutti dovevano pagare. Sono dal gup, Roberto Aleo, Francesco Amato, Gianfranco Arcerito, Salvatore Blanco, Salvatore Calcagno, Salvatore Di Pasquale, Salvatore Ferrara, Salvatore Mastrantonio, Francesco Melfa, Salvatore Perticone, Rosario Russo, Rosario Zarba, Giuseppe La Russa e il collaboratore di giustizia Antonino Pitrolo. Proprio il collaboratore ha chiesto di patteggiare, mentre sono state due le istanze per accedere al rito abbreviato. Verrà deciso a metà luglio. La difesa di Gianfranco Arcerito, sostenuta dall’avvocato Salvo Macrì, ha sollevato un’eccezione sulla possibile genericità dei capi di imputazione e delle contestazioni, che però non è stata accolta. Gli imprenditori gelesi, che ottennero l’appalto per la gestione del servizio rifiuti, pagarono almeno fino al 2006. Circa ottomila euro all’anno, sotto minaccia dei clan, e con l’obbligo di assumere personale sostenuto dalle famiglie. Tutti gli imprenditori vessati sono parti civili, con gli avvocati Fabrizio Ferrara, Stefano Scepi, Laura Cannizzaro e Salvatore Falzone. Il Comune di Niscemi, su decisione dell’amministrazione del sindaco Massimiliano Conti, è a sua volta parte civile, con il legale Aurelio Lattaferro.

L’indagine consentì agli inquirenti di ricostruire il potere dei clan, con gli introiti che sarebbero arrivati dalle estorsioni. Chi non pagava, rischiava di subire danni e conseguenze ai cantieri e alle attività. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Spataro, Fabio Bennici, Danilo Tipo, Luigi Cinquerrui, Agata Maira, Massimo Consortini, Eugenio Muscia, Barbara Biondi, Marco Greco, Donatella Singanella e Franco Passanisi.

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