Estorsioni nei cantieri e alla Safab, caso Missuto in Cassazione: fissato giudizio

 
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Gela. In appello, i giudici nisseni ridussero la condanna che era stata imposta, in primo grado, all’imprenditore Sandro Missuto. Cinque anni di reclusione, a fronte dei nove anni e sei mesi, invece decisi dal collegio penale del tribunale di Gela. Per Missuto, cadde una delle ipotesi estorsive che gli venivano attribuite dai pm della Dda di Caltanissetta. L’unica contestazione confermata, con il concorso esterno, è quella delle presunte imposizioni all’azienda romana Safab, in passato impegnata nei lavori per la diga Disueri. Secondo la linea degli investigatori, Missuto avrebbe fatto da tramite, notificando agli imprenditori romani le richieste dei clan. Vicende che arrivano davanti ai giudici di Cassazione. E’ stata fissata la data dell’udienza dopo il ricorso presentato dai legali dell’imprenditore, gli avvocati Roberto Tricoli e Luigi Miceli Tagliavia. Sono convinti che anche l’accusa sul caso Safab debba essere rivista, con l’annullamento della condanna. Il giudizio si terrà a marzo. In appello, oltre alla riduzione della pena, fu decisa la revoca della confisca delle due aziende riconducibili a Missuto e ai suoi familiari, che operano nel settore del movimento terra e della fornitura di inerti. L’imprenditore si è sempre detto estraneo ad ambienti mafiosi, anzi avrebbe subito minacce e richieste estorsive.

Nel procedimento, fin dal giudizio di primo grado, sono parti civili, oltre alla Safab (che oggi fa riferimento alla Gesafin spa ed è rappresentata dall’avvocato Renato Canonico), altre aziende e imprenditori che si sarebbero visti costretti a sottostare alle richieste estorsive. Sono rappresentati dagli avvocati Nicoletta Cauchi e Fabio Fargetta.

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