Estorsioni per i clan, Billizzi in aula: “La Rosa non era avvicinato…lo volevano ammazzare, a me non interessava”

 
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Immagini di repertorio

Gela. “Non girava a chiedere soldi né per conto mio né per conto di Crocifisso Smorta. Non lo avevamo incaricato e non era un nostro avvicinato”. Il collaboratore di giustizia Carmelo Billizi ha escluso che le richieste estorsive recapitate da Maurizio La Rosa ad imprenditori ed esercenti locali fossero state autorizzate dagli allora vertici della famiglia Emmanuello. “Si era venuto a creare un vuoto di potere dopo la morte di Daniele Emmanuello e gli arresti degli affiliati – ha continuato Billizzi – La Rosa si era accreditato facendo il nome del nostro gruppo, ce lo dissero in carcere. Forse, qualcuno voleva fare il furbo. Facevano il nostro nome, ma probabilmente girava per conto di altri. So che i niscemesi lo volevano ammazzare e gli dissi che a me non interessava”. Un particolare emerso nel corso del dibattimento che si sta celebrando contro Massimiliano Sortino e Mario Gattuso. Sono accusati di aver imposto le loro aziende di fiducia all’imprenditore edile Roberto Pesarini, in passato impegnato in un appalto per la realizzazione di uno svincolo stradale lungo la 115. Sarebbe stato La Rosa ad avvicinare per primo il fratello dell’imprenditore, facendo da presunto tramite per gli imputati, ritenuti vicini ai clan di Riesi e della provincia di Agrigento. Pesarini, però, segnalò tutto alle forze dell’ordine e adesso è parte civile nel giudizio, rappresentato dall’avvocato Guglielmo Piazza. “In carcere, venimmo a sapere che La Rosa faceva incontri anche con esponenti mafiosi di altre zone – ha continuato il collaboratore in videocollegamento – andò a Caltanissetta per chiedere se ci fossero possibilità di ottenere l’appoggio elettorale per un candidato che lui sosteneva alla regionali. Poi, non se ne fece nulla. Quando venne arrestato e lo trasferirono nel carcere di Caltanissetta, dove eravamo detenuti, molti lo avrebbero voluto picchiare. Io e Smorta ordinammo di non farlo, anche perché gli investigatori avrebbero potuto pensare che effettivamente fosse collegato a noi, anche per le estorsioni”.

Billizzi ha risposto alle domande del pm della Dda di Caltanissetta Matteo Campagnaro, che ha anche chiesto di acquisire le dichiarazioni rese dall’altro ex reggente di cosa nostra locale, Crocifisso Smorta. Davanti al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore (a latere Marica Marina e Silvia Passanisi), altri testimoni verranno sentiti alla prossima udienza.

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