Ex Trainito, salta incontro in Comune: sindacati, “sgomenti davanti a sistema appalti”

 
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I lavoratori hanno protestato per mesi

Gela. Da oltre un anno, non si riesce ad individuare una soluzione per ricollocare sette ex lavoratori della Trainito Costruzioni, che ha lasciato gli appalti di Enimed. Lavorano nei subappalti della multinazionale da oltre venticinque anni. Ieri, in municipio, dopo l’ennesimo monito arrivato dai sindacati del settore edile, si sarebbe dovuto tenere un incontro tra l’amministratore delegato Enimed Eugenio Lopomo e il sindaco Lucio Greco, alla presenza dei sindacati. Il manager però non si è presentato, spiegando con una missiva che Enimed non ha ridotto la mole di lavori assegnata al raggruppamento temporaneo di imprese al quale era stato affidato l’appalto. “Confindustria Caltanissetta – ha scritto Lopomo – si faccia carico di eventuali segnalazioni ad imprese locali che avessero necessità di manodopera con tali specializzazioni”. “Non si può far durare in eterno una vertenza semplice, chiara, trasparente e dignitosa, come dignitosi sono i lavoratori edili interessati. Da ben venticinque anni fanno parte dell’indotto Enimed, malgrado i cambi d’appalto – dicono i sindacalisti Ignazio Giudice, Emanuele Gallo, Francesco Cosca e Francesco Sodano – qui, lo ripetiamo per la tredicesima volta, siamo di fronte ad una azienda, la “Trainito Costruzioni”, che rinuncia all’appalto e la stazione appaltante Enimed lo assegna a chi con Trainito stava eseguendo i lavori aggiudicati. L’ingegnere Eugenio Lo Pomo, ieri invitato dal sindaco, ha snobbato l’incontro facendo pervenire una breve nota inviata via mail al Comune, nella quale conferma tutto ciò che il sindacato dei lavoratori sostiene da un anno in tutte le sedi, Comune, ufficio del lavoro, prefettura e Sicindustria, e per ultimo sotto il sole di marzo in mezzo alla strada”. Secondo i sindacati ci sono tutte le condizioni per trovare nuova collocazione ai lavoratori nelle aziende dell’indotto. “Ma chi può credere che Enimed, l’ex Syndial e Raffineria non abbiano la capacità di interloquire con le centinaia di imprese che hanno appalti e subappalti nei tre siti, così da collocare questi sette lavoratori”, continuano i segretari.

Sollevano molti dubbi sui criteri di assunzione adottati nell’indotto. “Assistiamo a decine di assunzioni, per carità tutte utili all’economia sana del territorio – aggiungono – assistiamo sgomenti al fatto che vengano calpestati i criteri concordati e le domande, gli interrogativi, diventano allarmanti. Ci è dato sapere che sono tanti, tra i primi ad essere stati assunti, i parenti diretti di chi ha il ruolo di controllare la qualità dell’opera appaltata, in palese violazione del codice etico. Noi non abbiamo nulla in contrario alle assunzioni, ogni genitore auspica la realizzazione del proprio figlio, abbiamo però l’esigenza di avere interlocutori liberi e affidabili, seri e concreti, in grado di dimostrare con i fatti cosa accade a casa loro ogni giorno. Scoprire che la casa che si amministra è in mano ad altri è a dir poco allarmante, a maggior ragione per la delicatezza delle produzioni”. Ragioni che inducono il sindacato a chiedere una revisione profonda del sistema degli appalti di Eni, ma senza rinunciare ad un confronto “senza nessuna presa in giro”. Si sono già rivolti di nuovo al prefetto di Caltanissetta. “Attendiamo dal sindaco un’ulteriore convocazione – concludono – sapendo che il livello relazionale assunto dalla vertenza è di natura istituzionale e offre un nuovo spartiacque tra il ruolo di Eni a livello locale, il ciclo degli appalti e l’ente comunale, cioè la città”.

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