“Extra fines”, depositate motivazioni condanne: vent’anni a Rinzivillo, coinvolti carabinieri

 
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Gela. Se per il filone processuale ordinario, i giudici della Corte d’appello di Caltanissetta hanno deciso per un termine ulteriore prima di depositare le motivazioni; in quello scattato con rito abbreviato invece le motivazioni sono state rilasciate. I magistrati nisseni hanno delineato le ragioni che a marzo sono state alla base della conferma della condanna di primo grado per il boss Salvatore Rinzivillo (venti anni di reclusione rispetto ad una richiesta di ventidue anni) e delle riduzioni ottenute dagli altri imputati, con il riconoscimento delle attenuanti generiche. Gli imputati furono tutti coinvolti nella maxi inchiesta antimafia “Extra fines”, focalizzata sulla ricostituzione del gruppo della famiglia Rinzivillo, con interessi in diverse zone d’Italia ma anche all’estero, soprattutto per la droga. Rispetto alla posizione del sessantenne Rinzivillo, è  stata riconosciuta la continuazione, con la conferma della decisione del gup nisseno. Per gli altri coinvolti, c’è stato il sì alle attenuanti generiche e l’entità delle condanne è stata alleggerita. Cinque anni e quattro mesi di reclusione all’avvocato Giandomenico D’Ambra (in primo grado erano tredici anni e quattro mesi); nove anni a Gaetano Massimo Gallo (erano undici anni); due anni a Giuseppe Flavio Gallo (in primo grado due anni e otto mesi); quattro anni e cinque mesi ad Emanuele Romano (erano dieci anni e otto mesi); sei anni e otto mesi a Filippo Giannino (in primo grado dieci anni e otto mesi); cinque anni e otto mesi di reclusione per Alessandro Romano e Rosario Pione (erano dieci anni e otto mesi); dodici anni e quattro mesi per Aldo Pione (erano dieci anni e otto mesi), unificati rispetto ad un altro verdetto emesso nei suoi confronti; otto anni ad Ivano Martorana (in primo grado dodici anni e dieci mesi); sette anni e otto mesi a Rolando Parigi (dieci anni in primo grado); nove anni e otto mesi al carabiniere Marco Lazzari (erano dieci anni), al quale è stata riconosciuta la continuazione; cinque anni all’altro militare dell’arma, Cristiano Petrone, che difeso dall’avvocato Silvia De Blasis era stato condannato in primo grado a sette anni. L’attività investigativa si focalizzò sugli interessi che il sessantenne concentrò a Roma ma anche nel nord Italia, sostenuto dagli altri imputati, che però hanno sempre negato di far parte del gruppo di mafia.

A chiedere la conferma di tutte le condanne, anche in appello, è stato inoltre il legale di un imprenditore locale, che secondo gli inquirenti fu vittima di richieste estorsive. L’avvocato Vittorio Giardino, parte civile nell’interesse dell’imprenditore, ha concluso sostenendo la conferma della pronuncia di primo grado, che aveva riconosciuto una consistente provvisionale. Con il deposito delle motivazioni le difese si preparano a rivolgersi alla Corte di Cassazione. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Cristina Alfieri, Giuseppe D’Acquì, Rocco Guarnaccia, Giovanni Lomonaco, Michele D’Agostino, Umberto Goffi, Angelo Pacchioni, Patrizio Mercadante, Domenico Mariani, Cesare Placanica, Giuseppe Minà, Francesco Maggiolini e Pierpaolo Dell’Anno.

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